Affidamento fiduciario: un valido strumento di pianificazione

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Il contratto di affidamento fiduciario è una particolare forma di gestione recentemente istituita dalla legge 112/2016 (c.d. dopo di noi). Pensiamo a tutte quelle situazioni di difficoltà in alcune famiglie dove sono presenti: disabili, persone anziane sole, piuttosto che relazioni personali compromesse. Come possono essere gestite in modo efficace ed efficiente? Il contratto di affidamento fiduciario può rispondere a queste necessità.

Contratto di affidamento fiduciario: di cosa si tratta

Il contratto di affidamento fiduciario è un particolare istituto che vede coinvolti: l’affidatario, l’affidante, il beneficiario, l’oggetto del contratto.

Pensate a quelle situazioni famigliari in cui sono presenti disabili. Fintanto che i genitori sono in vita, saranno loro ad occuparsi della persona bisognosa.

E quando i genitori non ci sono più? Oppure semplicemente per sopraggiunti limiti di età non riescono più fisicamente a prendersi cura della persona, chi provvede?

La richiamata legge 112/2016 (c.d. dopo di noi) ha proprio questo intento: prevedere una forma giuridica di tutela e difesa delle persone con particolari esigenze.

Con questo articolo non mi interessa tanto entrare nel merito giuridico di questo contratto, anche perché non sono un avvocato né tantomeno un notaio, ma andare nel concreto e vedere alcuni aspetti pratici.

Ci sono forme più complesse che possono assolvere allo scopo di tutela delle persone bisognose come il trust.

Il trust è una forma che risulta più complessa, sicuramente più costosa e quindi scarsamente efficiente nella maggior parte delle situazioni.

Il contratto di affidamento fiduciario invece risulta più semplice ed applicabile anche a situazioni in cui non ci sono patrimoni fantasmagorici.

Cosa prevede il contratto di affidamento fiduciario

Di fatto, per renderla semplice, viene costituito un fondo attraverso un atto notarile di cui puoi trovare un esempio in questa pagina esterna: https://elibrary.fondazionenotariato.it/articolo.asp?art=55/5517&mn=3

Per prendere spunto da un caso pratico, chiameremo questo fondo “eredità di Davide” dal nome del protagonista (beneficiario) affetto da autismo.

affidamento fiduciario il contratto

In questo fondo vengono conferiti, da parte dell’affidante (immaginiamo i genitori), dei beni che possono essere mobili od immobili.

Questo significa che l’affidante di fatto si spossessa dei beni che vengono conferiti in questo fondo.

A cosa servono questi beni? Per rispondere alle necessità, per esempio, di una persona con delle difficoltà in questo caso del nostro amico Davide vita natural durante.

Il beneficiario

È il soggetto (può essere anche più di uno), a cui sono destinati i proventi di quanto generato dai beni conferiti nel contratto di affidamento fiduciario.

L’affidante

È colui che stipula il contratto di affidamento fiduciario e che vi conferisce i beni in esso contenuti la cui finalità è quella di rispondere all’oggetto del contratto e quindi di rispondere alle esigenze del beneficiario. Questo significa che l’affidante, di fatto, si spossessa dei beni che vengono conferiti nel fondo fiduciario.

L’affidatario

È la figura che si assumerà l’impegno di gestire i beni. Materialmente diventa intestatario dei beni conferiti nel fondo ma che non rientrano nel suo patrimonio disponibile personale.

La titolarità di questi beni verrà identificata con apposito codice fiscale attribuito all’affidatario per rispondere allo scopo del contratto di affidamento fiduciario.

Tale patrimonio pertanto non rientra in un eventuale successione tra i beni trasferibili agli eredi dell’affidatario. Non risulteranno nemmeno nelle disponibilità dello stesso per rispondere ad eventuali posizioni debitorie venutesi a creare fuori dall’esercizio della sua funzione.

Per fare un esempio. Tizio è l’affidatario di un fondo di affidamento fiduciario. Tizio svolge la funzione di consulente e nell’esercizio della sua attività ha contratto dei debiti. I suoi creditori richiedono il saldo di quanto a loro dovuto. Tizio risponderà di tali esposizioni debitorie con il suo patrimonio personale ma non con quanto contenuto nel fondo fiduciario benché gli stessi siano sempre a lui intestati.

Se la posizione debitoria viene creata per le necessità di gestione del fondo fiduciario, vale il discorso inverso. Quindi se Tizio contrae dei debiti nell’esercizio della sua funzione di affidatario per rispondere all’oggetto del contratto fiduciario risponderà di tali debiti con il patrimonio del fondo fiduciario e non con i suoi beni personali.

Il garante

affidamento fiduciario garanteÈ la figura che ha il compito di verificare che l’affidatario esegua e metta in pratica quanto previsto dal contratto di affidamento fiduciario. Può essere svolta anche dall’affidante (colui che costituisce il fondo) oppure da un terzo soggetto. In caso di malagestione, il garante ha il

potere di far rimuovere l’affidatario dal suo incarico.

Chi si occupa della gestione dei beni conferiti nel fondo fiduciario

L’affidatario, ovvero quella persona nominata dall’affidante e che materialmente gestisce i beni del fondo al fine di perseguirne lo scopo, ha il dovere di provvedere alle esigenze del beneficiario (ad esempio il pagamento della struttura in cui è ricoverato, l’acquisto del vestiario, ossia tutte le necessità riportate nel contratto di affidamento fiduciario).

I beni conferiti nel fondo vengono intestati all’affidatario.

Quindi, cosa impedisce a questo soggetto di impossessarsi di tutti i beni e sparire nel nulla?

Per gestire i beni conferiti all’affidatario, è necessario richiedere un codice fiscale all’Agenzia delle Entrate, per l’esercizio di questa funzione. Pertanto, il consulente nominato affidatario, entrerà in possesso di un codice fiscale legato alla gestione dei beni conferiti nel fondo.

Ne consegue che lo stesso consulente può essere affidatario di più posizioni.

Di fatto, si tratta quindi di un patrimonio segregato ed indisponibile. Benché l’affidatario possa disporre dei beni, è tutto legato all’esercizio delle funzioni riportate nel contratto di affidamento fiduciario.

I doveri del garante

Esiste una figura di controllo, denominata garante e decisa dall’affidante, riportata nel medesimo contratto di affidamento fiduciario.

Il compito del garante è quello di verificare che l’affidatario operi nel pieno rispetto di quanto stabilito. Altresì questa funzione può essere svolta dall’affidante oppure da una terza persona da lui delegata, come per esempio un avvocato.

Qualora l’affidatario non rispetti quanto riportato sul contratto di affidamento fiduciario, può essere destituito.

Se questo accade deve essere nominato un nuovo affidatario. Per essere chiari, nel caso in cui l’operato dell’affidatario non sia all’altezza, il soggetto può essere sostituito.

Sia il garante che l’affidatario possono ricevere un compenso dal fondo di affidamento fiduciario.

La differenza con l’amministratore di sostegno

Qualcuno potrebbe rimanere perplesso quando si parla di questo istituto giuridico, visto che esiste la figura di amministratore di sostegno che di fatto decide per l’assistito.

In questo caso, è necessario descrivere alcuni esempi pratici:

Pensiamo alla preoccupazione che potrebbe avere un genitore verso il figlio (portatore di handicap). Sicuramente vorrebbe che sia in grado di condurre una vita dignitosa, anche dopo la sua morte.

Ipotizziamo che per questo motivo i genitori abbiano destinato al figlio un patrimonio di una certa entità. Sempre per ipotesi, diciamo che il fratello sia nominato amministratore di sostegno. A questo punto l’amministratore di sostegno, di fatto, non può decidere praticamente nulla, dovendo passare per la quasi totalità delle decisioni attraverso il giudice. Quindi un eventuale patrimonio ricevuto per successione dalla persona con delle difficoltà diventa difficilmente gestibile da parte dell’amministratore di sostegno.

Il fratello del beneficiario, suo amministratore di sostegno, deve sempre ottenere l’autorizzazione, anche per l’acquisto di titoli. Il giudice, che di solito non è proprio un esperto finanziario, difficilmente si prenderà la responsabilità delle decisioni in ambito finanziario, autorizzando solo la compravendita di titoli di stato italiani. Tutto ciò, in barba alla diversificazione ed alla gestione oculata e professionale di un patrimonio.

Nell’ affidamento fiduciario, tale inconveniente può essere superato. Infatti nel contratto è possibile coinvolgere, per esempio, la figura di un consulente finanziario che, con le giuste competenze, può rispondere in modo corretto alle esigenze del beneficiario.

La durata del contratto di affidamento fiduciario

Nel caso pratico precedentemente descritto, aggiungiamo l’ipotesi che sia stata disposta come durata del fondo quella della vita del beneficiario.

Nel momento in cui il soggetto beneficiario venga a mancare, cioè in caso di morte, il fondo va a coprire i debiti verso gli eventuali creditori e successivamente, il patrimonio in esso contenuto, passerà in successione agli eredi del beneficiario.

Questo tipo di contratto è particolarmente importante perché consente anche di poter effettuare una pianificazione patrimoniale intelligente.

Immaginiamo che i genitori del beneficiario abbiano anche altri due figli, che nella fattispecie, conducono una vita normale, ovvero senza alcuna difficoltà.

È evidente che il figlio (portatore di handicap), desti più preoccupazioni rispetto agli altri due figli, che invece sono autosufficienti e autonomi.

Per questa ragione, potrebbe essere logico che gli affidanti istituiscano un fondo fiduciario, per esempio, pari a due terzi del loro patrimonio, per rispondere alle esigenze e necessità del figlio con maggiori difficoltà, lasciando ai fratelli la parte rimanente.

Diversamente, applicando la normale legittima, non sarebbe possibile perché ognuno avrebbe diritto a parti uguali.

Così facendo, ci si assicura il sostentamento del beneficiario, sollevando i fratelli dalle incombenze che ne conseguono pur rimanendo loro stessi, alla dipartita dei genitori, gli eventuali garanti di quanto disposto dal contratto.

Casi pratici del contratto di affidamento fiduciario

Per comprendere ancora meglio l’utilità di questa forma giuridica voglio fare un paio di esempi pratici.

Caso pratico 1: Pietro, vedovo con tre figli

Pietro è rimasto vedovo alcuni anni fa e l’età che avanza non aiuta la sua quotidianità. I tre figli di Pietro vivono molto lontano e non possono provvedere alle sue cure.

Purtroppo i tre figli, a causa di invidie scaturite in età giovanile, non vanno d’accordo e tutt’ora nelle rare occasioni in cui si vedono litigano continuamente.

Pietro ha accumulato in vita un patrimonio di particolare entità infatti, attraverso la sua attività da piccolo commerciante, è riuscito a mettere da parte circa un milione di euro. La pensione purtroppo è di modesta entità e non è sufficiente per vivere.

Pietro, essendo di fatto solo, ha molte paure: che la banca gli possa rifilare qualche fregatura, di non essere più in grado di adempiere alle scadenze (bollette, dichiarazioni dei redditi, ecc. ecc.), di non voler perdere tempo a gestire il suo patrimonio (quando se ne occupava in prima persona anni fa esistevano soltanto i Titoli di Stato. Oggi tra ETF, obbligazioni, fondi, azioni e certificates è diventato tutto molto complicato).

Inoltre Pietro sa che non può affidarsi a nessun figlio. Sono tutti lontani e qualora volesse chiedere l’aiuto di uno di loro, ha la certezza che andrebbe a peggiorare ancora di più l’instabile rapporto tra fratelli.

Cosa può fare Pietro?

Pietro di fatto è solo e non può contare sull’aiuto dei tre figli. Deve prendere quindi una decisione.

Una possibile soluzione è quella di istituire un fondo di affidamento fiduciario, il cui scopo sarà quello di rispondere alle necessità che comprendono l’adempimento di tutti i servizi fondamentali, ossia: pagamento utenze, versamento tasse, retribuzione stipendio di assistenti domiciliari, gestione dell’immobile, gestione di una eventuale badante, ecc.

Il contratto di affidamento fiduciario, terminerà nel momento della sua morte. Quando il fondo sarà sciolto, il patrimonio rimanente verrà diviso tra i figli.

Come affidatario pertanto la figura potrebbe essere quella del consulente finanziario, mentre quella del garante potrebbe essere svolta dal suo avvocato o dal suo commercialista che lo ha seguito nel corso della sua vita.

Caso pratico 2: Pina, Umberto e la nipotina

Pina e Umberto sono due anziani coniugi in pensione da qualche anno.

I coniugi hanno una figlia, Laura, con cui andavano molto d’accordo prima che si sposasse.

Laura è sposata con Giuseppe, una brava persona che purtroppo ha il vizio del gioco d’azzardo.

A causa di questa problematica, Giuseppe ha dilapidato tutti i suoi averi.

Questo ha creato delle tensioni anche con Laura che più volte si è rivolta ai genitori per chiedere un aiuto finanziario.

Laura e Giuseppe hanno una figlia, Martina di cui i nonni sono perdutamente innamorati.

Pina e Umberto sanno di non essere eterni e vorrebbero che i loro sudati risparmi possano garantire un futuro alla nipotina Martina evitando il rischio che tali averi possano essere dilapidati da parte dei genitori.

Pina e Umberto, nel pieno delle loro facoltà mentali si pongono quindi il problema.

Cosa possono fare Pina e Umberto?

E’ cosi che Pina e Umberto vengono a conoscenza del contratto di affidamento fiduciario che decidono di istituire.

Scopo di tale contratto, in cui viene conferito la metà del loro patrimonio, è quello di provvedere alle necessità in vita della coppia dei coniugi per tutta la loro esistenza.

Al termine della loro esistenza, nel rispetto dei loro desiderata, viene stabilito che il patrimonio contenuto all’interno del fondo venga devoluto alla nipotina Martina.

In particolare, il fondo, alla scomparsa di entrambi i coniugi Pina e Umberto, dovrà provvedere a risponedere a tutte le esigenze di Martina in particolare di natura scolastica fino al compimento del suo trentesimo anno di età.

Al compimento del trentesimo anno di età di Martina, il fondo cesserà di esistere ed il valore patrimoniale in esso contenuto sarà trasferito nelle piene disponibilità di Martina.

Conclusione: diverse esigenze, diverse soluzioni

In questo articolo abbiamo visto diversi casi pratici che possono rispondere, in maniera ottimale e senza troppe difficoltà, a diverse situazioni di carattere finanziario.

Ci sono aziende che si occupano del fabbisogno delle persone che hanno delle difficoltà, sia anziani che ragazzi come puoi trovare a questo link. Molti portatori di handicap, vengono abbandonati a loro stessi, soprattutto raggiunta la maggiore età.

È fondamentale e opportuno, identificare la natura della problematica e trovare la soluzione migliore per poterla risolvere. Tanto vale nella vita quanto in campo finanziario.

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2 pensieri su “Affidamento fiduciario: un valido strumento di pianificazione

  1. Buongiorno,
    grazie per la chiarezza dell’articolo.
    Mi chiedo se sia possibile istituire un contratto di affidamento fiduciario anche nel caso sia già stato nominato un un amministratore di sostegno.
    Grazie mille

    1. Buongiorno Roberta, la ringrazio per il suo commento. La soluzione ottimale sarebbe quello di istituire il fondo fiduciario prima della nomina di un amministratore di sostegno figura che comunque può coesistere con quella dell’affidatario ovvero dell’istituto dell’affidamento fiduciario. In una situazione in cui esiste già un amministratore di sostegno, andando per logica, dovrebbe essere quest’ultimo che richieda l’autorizzazione al giudice per l’istituzione di un fondo fiduciario in nome e per conto della persona con delle difficoltà con ad esempio come oggetto, che ricordo può essere ampio, quello di provvedere alle necessità dell’affidante (persona bisognosa) che agisce per il tramite dell’amministratore di sostegno. Pertanto a livello logico l’amministratore di sostegno dovrebbe richiedere al giudice la possibilità di creare un contratto di affidamento fiduciario che vada nell’interesse e risponda alle esigenze della persona rappresentata. Una volta acquisita questa autorizzazione il contratto è in piedi e l’amministratore di sostegno in qualità di rappresentante dell’affidante potrebbe fungere da garante conservando tuttavia la sua funzione per tutte quelle necessità che magari non siano ricomprese all’interno del contratto fiduciario (per esempio la firma di atti). Spero averle fornito non tanto una risposta bensì uno spunto di riflessione.

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