Buono postale fruttifero
Buono postale fruttifero

Recentemente ho trattato sul post “Investire in immobili dove conviene comprare?” un argomento che sta particolarmente a cuore agli italiani: l’investimento immobiliare. Ho esaminato alcune criticità, ma soprattutto le opportunità che ci possono essere semplicemente alzando lo sguardo.
Un altro investimento che è stato storicamente nel cuore degli italiani sono i titoli di stato e surrogati come i buoni fruttiferi postali: non a caso il popolo dei risparmiatori italiani è stato da sempre definito BOT people.

I titoli di Stato Italiani sono privi di rischio?

Senza che la cosa abbia goduto di una particolare pubblicità, qualche annetto fa è stato introdotto con un decreto la clausola CAC. Ed in particolare:

Decreto n. 96717 del 7 dicembre 2012 del Ministero dell’Economia intitolato: “Introduzione di clausole di azione collettiva (CAC) nei titoli di Stato”.
Articolo 1: A decorrere dal 1° gennaio 2013 tutte le nuove emissioni di Buoni del Tesoro Poliennali di ogni specie, ivi inclusi quelli indicizzati all’inflazione, e di Certificati di Credito del Tesoro di ogni specie, ivi inclusi quelli zero coupon, sono soggette alle clausole di azione collettiva…

Sapete cosa significa? Che a partire dal 2012 tutti i titoli di stato italiani di nuova emissione, compresi i Btp Italia, hanno per regolamento la possibilità di essere “ristrutturati”, proprio come è successo in Grecia. Tenete a mente questa cosa che ho appena spiegato perché l’altro prodotto che piace tantissimo ai risparmiatori, ma soprattutto a chi ve lo colloca grazie alle generose commissioni, sono le polizze assicurative, quelle per intenderci a capitale garantito. Che uno solo a leggere capitale garantito si sente già tranquillo… Poi peccato che a fare due conti scopri che, al netto delle commissioni, dopo 20 anni riprendi all’incirca i soldi che hai versato, ma questo è un altro problema. La vera domanda è:

In che cosa investono le polizze assicurative?

 

Prospe Gest Separate

Risposta: dipende dalla compagnia, ma si va da un 60% fino ad un 85% di titoli di Stato spesso tutti italiani. Di per se già questo potrebbe rappresentare un problema, perché magari una persona è convinta di aver diversificato il proprio patrimonio e invece a guardarci bene si trova con una esposizione bella sbilanciata sull’Italia.
C’è poi un altro fattore legato all’attuale scenario macroeconomico ed in particolare quello legato all’azione della BCE (Banca Centrale Europea). Quest’ultima infatti ha messo in atto una massiccia politica di acquisti di titoli di Stato europei e quindi anche italiani schiacciando ai minimi storici i rendimenti degli stessi.
È naturale quindi, se parliamo di polizze, porsi perlomeno due domande:

  1. Come faranno in futuro le polizze a garantire un tasso di rendimento più alto di quello che i singoli titoli di Stato offrono visto che al 30.03.2016 il rendimento di un titolo di Stato italiano a 10 anni è del 0.87%?

Rendimento titoli di Stato

2. Cosa succede alla “sicurezza” della nostra polizza se entra in campo la clausola CAC di cui sopra, cosa tutt’altro che irrealizzabile visto l’andamento del debito italiano?

Debito italiano

(La velocità con cui si incrementa quel numerone lì sopra è di circa 2500€ al secondo 24h su 24h)

Già queste due domande sono sufficienti a farmi alzare il livello di guardia e quindi a farmi stare lontano da certi strumenti. Ma allora come si fa a gestire il proprio patrimonio?

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