strumenti finanziari, obiettivi e rendimenti esiste un legame

Strumenti finanziari, sono necessari per raggiungere gli obiettivi.

L’obiettivo ha una importanza determinante come sottolineato in altri articoli sulla gestione degli obiettivi.

Volevo approfondire l’importanza dell’obiettivo trattato in altri articoli per trovare un nesso con l’attuale situazione che stiamo vivendo.

La finanza non è una scienza esatta, se scienza possiamo definirla, al pari di altre discipline per il semplice fatto che ciò che vale oggi potrebbe non valere domani.

I mercati finanziari sono mossi da comportamenti umani e quindi in essi si ritrovano tutte le sfaccettature dei comportamenti consci e inconsci dell’uomo: paura, avidità, euforia, gioia.

La cosa che mi colpisce di più è che l’uomo in generale nella vita cerca la felicità.

La felicità che viene spesso legata a cose che affannosamente si cercano di possedere e raggiungere come i soldi ed il potere ad esempio.

Questa ricerca affannosa esalta gli aspetti negativi dell’agire umano ed in particolare quando parliamo di soldi è evidente che l’avidità la fa da padrona.

Ed è per questo motivo che dagli strumenti finanziari ci si aspetta sempre di più.

Comunque vadano le cose non si è mai contenti “perché si sarebbe potuto avere di più” e sempre per questo motivo che se le cose non vanno come devono andare ci si sente “fregati”.

Strumenti finanziari e obiettivi: che importanza hanno nella gestione dei propri risparmi?

Quindi la domanda giusta da porsi nell’affrontare la definizione dei propri obiettivi diventa anche: Ma se guadagno il 2%, il 3% o il 50% la mia vita cambia? Sarò più felice?

Attenzione! Non sto dicendo che il rendimento offerto dagli strumenti finanziari non ha la sua importanza.

Ma lo stesso deve essere una conseguenza di una buona gestione e non lo scopo.

Strumenti finanziari con un rendimento maggiore, aiutano a raggiungere i propri obbiettivi?

L’attuale crisi che stiamo vivendo è innanzitutto una crisi di valori.

Faccio una breve cronistoria per capire dove ci troviamo.

Nel 2007/2008 è scoppiata la crisi che tuttora viviamo a causa dei mutui subprime.

I mutui subprime sono dei mutui che venivano concessi a persone che non potevano permettersi di ripagarli.

Cioè venivano concessi mutui con rate da 2000$ al mese a gente che ne prendeva 1500$ e aveva anche altri impegni finanziari.

Chiaramente questi mutui avevano dei tassi passivi per i clienti, ma attivi per le banche, molto più elevati di quelli normali.

Per motivi contabili delle stesse banche questi mutui venivano poi “impacchettati” e ceduti a delle società veicolo e quindi tali asset non erano più formalmente in carico alle banche.

È evidente che i nodi sarebbero venuti presto al pettine…

Si capisce bene che non è un problema di tasso…

Se uno prende 1500$ è evidente che non ne può spendere 2000$ aldilà che il tasso sia del 2% o del 10%.

Da lì sono iniziati a emergere i problemi come il crollo del mercato immobiliare poiché le case venivano requisite e poste all’asta per recuperare velocemente quanto più denaro possibile.

Eccesso di offerta, prezzi crollati, ma la situazione non era sanata.

 Lehman Brothers è stato solo il capo espiatorio sacrificato perché bisognava dare un segnale al sistema.

Ma il problema era troppo grande per essere risolto e quindi è iniziato l’intervento degli Stati.

Per cui il problema si è trasferito dalle banche agli Stati da cui poi tutta la problematica legata allo spread.

Naturalmente il crollo finanziario ha trascinato con se anche altri settori andando ad impattare negativamente sul PIL.

Le economie “sviluppate” (l’ho messo tra virgolette perché è un vocabolo insulto alla povera parola sviluppato) fondano il proprio criterio sulla crescita continua e costante.

Questo è reso possibile grazie all’aumento del debito.

Quanto più uno si indebita, tanto più esisterà dall’altra parte qualcun altro che aumenterà le vendite dei propri prodotti e servizi.

Quando questo castello di carta è crollato, si è rotto il giochino.

Strumenti finanziari, rendimento e obiettivi: TV ed i politici cosa ci dicono?

Ma proviamo a capire anche “tecnicamente” il perché e smascherare tutte le stupidaggini che ci raccontano politici di tutti gli schieramenti e TV.

La formula del PIL è una somma algebrica di alcuni componenti:

PIL=C+I+G-T+NX

Nulla di complicato…
C sono i consumi,
I sono gli investimenti privati (intesi come quelli fatti dalle aziende, non per mano pubblica),
G è la spesa pubblica,
T sono le tasse,
NX sono le esportazioni nette ovvero ciò che esportiamo meno ciò che importiamo.

Bellissima formula… manca solo un piccolo particolare.

La felicità! Non è contemplata.

Il miglioramento, la crescita di una nazione, della società e della famiglia non si misura da una “maggiore” e progressiva fonte di reddito.

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