Rating Obbligazioni

Rating obbligazioni: una case history

Obbligazioni. Torno a parlare di obbligazioni dopo una recente vicenda che mi è capitata con un cliente e di cui vi voglio rendere partecipi. La storia è che a questo cliente era scaduta una obbligazione posta a pegno di una passività (mutuo ipotecario). La banca lo ha prontamente chiamato per proporgli la sottoscrizione di una nuova obbligazione da sostituire con quella scaduta. Ho quindi accompagnato il cliente in banca ed ascoltato quali dovevano essere le caratteristiche di questo titolo che doveva essere posto a pegno.

Naturalmente nell’ambito del discorso è venuto fuori il rating (argomento che ho trattato in un precedente post in cui spiegavo le obbligazioni e le implicazioni con il rating) ovvero l’obbligazione da porre a pegno doveva avere un rating non inferiore a quello dello Stato Italiano e quindi sarebbe andata bene anche l’obbligazione di una banca. Tra quelle proposte c’erano Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza su cui è inutile che io mi dilunghi in quanto è sufficiente fare una piccola ricerca su Google per capire la bontà dell’investimento…

Il rating è un parametro sufficiente per valutare un’obbligazione?

Il rating dovrebbe essere l’indicatore di rischio dell’emittente anche se ahimè è viziato da non pochi problemi:

  1. il primo è che se va bene viene rinnovato e revisionato una volta ogni anno o all’occorrenza;
  2. il secondo è che sono gli stessi emittenti ad incaricare le società di rating affinchè attribuiscano loro un giudizio.

Già da questi due aspetti si comprende come il rating non possa essere un parametro oggettivo di rischio.

Rating obbligazioni: è l’unico indicatore di rischio?

Il rating delle obbligazioni certamente non è l’unico indicatore di rischio. Per molti emittenti esiste il CDS (credit default swap) ovvero quanto costa assicurarsi a diverse scadenze contro il fallimento dell’emittente. Il CDS non è certamente un parametro facile da reperire ai non addetti ai lavori in quanto occorre avere delle piattaforme professionali dove poter trovare i valori di quotazione di questo parametro.

Ma allora come si può fare a valutare il rischio?

Spesso le cose più semplici sono anche le migliori e le meno costose. Nel nostro caso è sufficiente vedere il prezzo dell’obbligazione oppure il rendimento a scadenza e paragonarlo tra diversi titoli simili… Il mercato prezza sempre tutto, è davvero molto raro che ci siano dei “regali” e quindi se qualcosa costa di meno, ovvero rende di più di un titolo simile con pari caratteristiche (scadenza, valuta di emissione, tasso cedolare) allora è chiaro che quel titolo è più rischioso rispetto agli altri.

Le obbligazioni migliori spesso non hanno rating: perchè?

Perchè i rating delle obbligazioni di alcuni emittenti non sono sempre espressi?

Emittenti solidi come Luxottica, Campari, Google, Apple (solo per fare alcuni nomi) non hanno bisogno di nessuno che certifichi che sono buone società ed il loro debito non è un problema; ma per questa loro “pecca” non possono essere inserite né come pegno né tantomeno nei contratti di consulenza che alcune banche sottopongono ai clienti. Al che mi viene da farmi una domanda banale:

le banche che proclamano di offrire un servizio di vera consulenza se non sono libere di suggerire al cliente qualsiasi strumento finanziario, possono parlare di vera consulenza su misura?

Lascio a voi ogni commento…

Rating obbligazioni e rapporto debito/PIL

Tornando al discorso del rating obbligazioni, ho trovato un grafico molto utile che fa comprendere che non necessariamente ad un rating migliore corrisponde una migliore opportunità in termini di rischio. Spesso vengono sottovalutati alcuni parametri fondamentali che invece in termini di rischiosità hanno il loro peso.

Rating e rendimento decennale obbligazioni in rapporto al debito/pil
Rating e rendimento delle obbligazioni di alcuni paesi in rapporto al debito/PIL Fonte: Raffaisen Asset Management

In alto sono riportati i rendimenti dei rispettivi titoli di stato, in valuta locale, sulla scadenza decennale.

Da questo grafico è facile osservare come ad un rapporto debito/Pil basso non corrisponde un altrettanto rating premiante; di conseguenza è possibile trovare che a parità di scadenza dei titoli, osservando soltanto il rating, alcuni sembrerebbero più rischiosi di altri considerati invece più sicuri. In realtà le cose stanno diversamente.
Per esempio, il Perù classificato con un rating BBB+ ha un rapporto debito/PIL di appena il 20,7%, mentre gli USA classificati con un rating AA+ hanno un rapporto debito/PIL di oltre il 104%.

–> Significa che abbiamo un paese con poco debito classificato con rating inferiore ad un paese con un debito di molto superiore. <—

Questo, in termini di insolvenza dell’emittente, ovvero di una maggiore rischiosità, comporta che quelli con un debito maggiore sono senz’altro più rischiosi di quelli con un debito minore.

Rating obbligazione scelta dal cliente: come è finita?–>

Come è andata a finire la vicenda con il mio cliente? Ho proposto alla banca, che comunque necessitava di un pegno come garanzia, di utilizzare al posto di un titolo della liquidità pura. Per vari motivi non è stato possibile, per cui bisognava per forza di cose scegliere un titolo e siamo quindi giunti ad un compromesso optando per un titolo di stato a breve scadenza.

Questo per almeno un tre ragioni:

  1. la prima è che non ha alcun senso comprare obbligazioni di banche italiane quando le stesse sono stracolme di titoli di stato e quindi la loro rischiosità è strettamente legata a quella dello Stato italiano;
  2. la seconda è che i titoli di Stato e/o di emittenti equiparati subiscono un tassazione al 12,5% mentre le obbligazioni bancarie al 26%;
  3. la terza perché se bisogna scegliere un titolo che sia di supporto come garanzia di un affidamento è consigliabile stare sempre su brevi scadenze. Questo perché con il passare del tempo il debito si va a ridurre mentre l’importo che noi abbiamo offerto a garanzia rimane sostanzialmente inalterato. Utilizzando scadenze brevi, quando ci sarà la necessità di rinnovare il pegno, essendosi ridotto il debito, l’importo da vincolare sarà ovviamente inferiore ed in linea con il debito residuo liberando quindi della liquidità che prima era vincolata.

 

Quali strumenti ci sono nel tuo portafoglio? La tua banca ti ha offerto un vero servizio di consulenza? E quali sono i veri rischi che si annidano nel tuo portafoglio? Scegli la consulenza finanziaria indipendente: contattami per un confronto senza alcun impegno!

Per rimanere sempre aggiornato, iscriviti alla mia newsletter potrai scaricare immediatamente la guida in pdf “Investimenti sicuri: esistono davvero?

Investimenti sicuri - Newsletter RdFinanza

LASCIA UN COMMENTO