Rating per le aziende

Torno ancora a parlare di rating, ma questa volta da un punto di vista completamente diverso.

Che cos’è il rating?

Il rating è un giudizio sintetico con cui viene espressa la rischiosità di un’entità (aziende o paesi). Oltre che per valutare e giudicare la rischiosità di un investimento, come ho trattato in diversi interventi tra cui “il rating obbligazioni è un fattore attendibile?“, è stato adottato dalle banche per esprimere la rischiosità delle aziende clienti ovvero di quelle imprese che si rivolgono al canale bancario per ottenere le diverse linee di credito.

Perchè la banca usa il rating per valutare le aziende clienti?

Le banche utilizzano diversi sistemi di rating. Ogni banca ha un suo modello. La banca utilizza il sistema di valutazione del rating per le aziende clienti per diverse ragioni:
1) Dal rating dipende se la richiesta di affidamento di un’impresa può essere accolta o meno.
2) Qualora la richiesta possa essere accolta, dal rating dipendono gli accantonamenti in denaro che la banca è obbligata a fare, per rispondere ai requisiti imposti dalle atuorità di vigilanza, a fronte della richiesta di affidamento che gli è stata sottoposta. Naturalmente più è rischiosa la posizione, maggiori accantonamenti dovrà fare la banca e meno appetibile sarà l’operazione.
3) Un rating che evidenzia un rischio maggiore rispetto ad altri comporta inoltre l’applicazione da parte della banca di condizioni peggiorative rispetto alla stessa operazione di finanziamento richiesta da aziende con rating migliore.
4) Naturalmente, e come è giusto che sia, quando si è in presenza di rating peggiori, essendo l’operazione più rischiosa per la banca la stessa, essa chiederà delle garanzie a supporto dell’operazioni di finanziamento (garanzie personali, pegno in denaro, intervento di strutture esterne come i Confidi, garanzie rilasciate dal Mediocredito centrale, ecc…)

Da che cosa dipende il giudizio espresso dal rating?

Il giudizio di sintesi che emerge dal rating non viene attribuito in modo discrezionale, ma vengono dati dei pesi ad alcuni fattori e su alcuni di questi è possibile intervenire per poter migliorare il proprio merito creditizio (rating) nei confronti della banca:

  1. Settore di appartenenza dell’azienda. Vuol dire che in presenza di identici numeri di bilancio, un’azienda appartenente ad un settore ha un giudizio diverso rispetto ad un’altra appartenente ad un altro settore. In altre parole, se io prendo un bilancio con gli stessi identici numeri ma di aziende appartenenti a settori diversi come ad esempio una del settore immobiliare e l’altra del settore alimentare quest’ultima sarà avvantaggiata perchè il settore alimentare è, in linea di massima, giudicato più sicuro rispetto al settore immobiliare.
  2. Indici e numeri di bilancio. Questi rappresentano lo stato di salute dell’azienda. Su questi fattori è possibile intervenire, non per un problema bancario, ma innanzitutto per un problema di esistenza in vita dell’azienda. Per fare un esempio volutamente esasperato in modo che sia comprensibile a tutti, se un’azienda fattura 100 ma si ritrova in bilancio crediti verso clienti per 100 vuol dire che l’azienda ha fatturato ma non ha incassato! Anzi, anche peggio, perché sul fatturato deve essere versata l’iva! Oltre naturalmente a dover gestire un problema relativo alla cassa in quanto evidentemente non sono entrati soldi ma ci saranno pur sempre i fornitori da saldare.
  3. Andamento e rapporto con le banche. Questo fattore viene valutato dalle banche attraverso le banche dati a disposizione del sistema bancario come ad esempio la Centrale dei rischi. La “Centrale dei rischi” è un database aggiornato dalla banca d’Italia in cui sono contenute tutte le informazioni riguardanti un soggetto giuridico in merito alla sua esposizione debitoria nei confronti del sistema bancario. Naturalmente dalla centrale dei rischi è possibile vedere:
    • quanti rapporti bancari ha un’azienda;
    • quale è il monte degli affidamenti;
    • che tipo di garanzie sono state rilasciate;
    • quale è l’utilizzo degli affidamenti concessi da tutto il sistema bancario;
    • la regolarità di utilizzo degli stessi e molte altre informazioni…

Questo fattore incide sulla valutazione di una nuova richiesta di affidamento ad una nuova banca per un semplice motivo: poniamo che un’azienda abbia un finanziamento rateale che preveda la scadenza delle rate ogni mese. Se le rate vengono pagate puntualmente in ritardo, questo aspetto si vede dalla centrale dei rischi. Agli occhi di un nuovo istituto di credito quindi l’azienda risulterà non affidabile poichè non è in grado di mantenere fede agli impegni presi. Quindi ne verrà fuori un rating peggiorativo che comporterà ostacoli nell’approvazione di una eventuale nuova richiesta di affidamento oppure semplicemente un peggioramento delle condizioni sugli istituti di credito con i quali l’azienda lavora.

Quindi ha un peso anche il modo con cui viene utilizzato il credito concesso dalle banche. Per fare un altro esempio concreto, la finalità dei crediti in conto corrente, conosciuti meglio come scoperti di conto, è quella di far fronte a temporanee ed improvvise esigenze di cassa. Vuol dire che uno scoperto di conto utilizzato completamente, ovvero a tappo come si dice nel gergo bancario, non è un bel biglietto da visita. Volendo dargli un’altra chiave di lettura vuol dire che tu azienda non riesci a fare fronte con i tuoi incassi alle tue necessità ed hai bisogno di ricorrere all’utilizzo di risorse di altri.

Il rating rappresenta sempre una corretta valutazione dell’azienda?

Nell’esercizio della mia attività di consulente finanziario indipendente a Rimini e dintorni mi imbatto spessissimo in aziende di diversi settori e varie dimensioni che mi richiedono un supporto in ambito finanziario. Da un lato è vero che il rating rappresenta delle lacune e quindi non può essere considerato il sacro graal della finanza, dall’altro è pur vero che sono veramente rari i casi in cui aziende ottime sono classificate con rating pessimi o viceversa. Per spiegarvi questo vi racconto la mia esperienza su due aziende che ho incontrato ultimamente nel territorio riminese. Le chiamerò Azienda A ed Azienda B.
Si tratta di aziende operanti in settori merceologici differenti e con un fatturato inferiore al milione di euro.
Quando ho visitato l’azienda A ho trovato la seguente situazione: ambiente produttivo pulito ed ordinato, presenza di una strategia commerciale diversificata in termini di clienti, ma anche geografica da un punto di vista internazionale, piena cognizione del margine sul prodotto, esiguo numero di banche, ridottissimo ricorso al credito esterno, situazione debitoria impercettibile.
Quando ho visitato l’azienda B ho trovato la seguente situazione: ambiente produttivo sporco e disordinato, mancanza di una strategia commerciale, fatturato dell’azienda basato solo ed esclusivamente su appalti pubblici con la conseguente concentrazione del fatturato, mancanza di una cognizione sul margine ottenuto dai diversi prodotti, elevatissimo numero di banche, situazione debitoria disperata.

Secondo voi che tipo di rating era stato attribuito dalle banche alle due diverse aziende?

La risposta non può essere altro che l’azienda A ha un rating ottimo situato sul punto più alto della scala del merito creditizio usato dalla banca. L’azienda B ha un rating pessimo situato nella parte più bassa della scala del merito creditizio usato dalla banca. In base a queste poche informazioni è altrettanto semplice comprendere anche che l’azienda A ha un potere contrattuale nei confronti della banca estremamente migliore rispetto all’azienda B. Aver un potere contrattuale migliore, in termini bancari, vuol dire: beneficiare di condizioni migliori e concedere garanzie accessorie limitate (pegni, firme personali, confidi, ecc..).

Il rating è la sola discriminante in ambito aziendale?

La risposta a questa domanda è no. Nei due casi riportati mi sono imbattuto in atteggiamenti imprenditoriali completamente diversi. Nell’azienda A, pur essendosi imbattuta di recente su problematiche fiscali, ho trovato un atteggiamento dell’imprenditore proattivo, positivo, con un chiaro progetto in testa, nessuna lamentela sulla situazione economica globale nè di altro tipo.
Nell’azienda B ho trovato un atteggiamento stantio, vecchio, del tipo “passa oggi che viene domani e tiriamo a campare”, un sedersi psicologicamente su una situazione consolidata ormai da anni. Questo tipo di atteggiamento ritengo che sia un’autodifesa della nostra mente.
Mi spiego meglio. Il cervello è un organo intelligente. In quanto tale sviluppa degli automatismi che gli consentono di risparmiare energia e quindi di staccare la spina del ragionamento. Quindi di fronte ad una situazione stantia e consolidata, se non viene fatto uno sforzo per liberarsi degli aspetti scontati come la situazione che si vive da anni, oltre che non cambiare evidentemente nulla, il nostro cervello comincia ad abituarsi alla impossibilità di poter cambiare le cose e quindi comincia a somatizzare l’idea del fallimento. Questo avviene come autotutela, come autodifesa in modo che il giorno che si dovesse verificare quella circostanza moralmente si subisce un dispiacere, ma psicologicamente non verranno subiti traumi perchè il cervello era già stato preparato a questa circostanza.

Einstein diceva:

“Follia è continuare a fare le stesse cose,

aspettandosi un risultando diverso.”

Che tipo di rating ha la tua azienda? Ti sei chiesto perchè? Hai fatto qualcosa per cambiarlo? Vuoi cambiare banca? Contattami per un confronto gratuito e senza impegno, troveremo insieme la soluzione più adatta alle tue esigenze.

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