Petrolio e azioni

Petrolio e inflazione: quali sono i fattori che li determinano? 

Il petrolio è tra le materie prime più importanti in circolazione poiché da esso dipendono gran parte dei cicli produttivi e da cui di conseguenza dipendono i consumi che poi si riflettono sull’inflazione: ne abbiamo parlato a proposito dell’impatto  delle banche centrali sugli investimenti.
La quotazione del petrolio dipende da diversi fattori, ma mi voglio limitare soltanto ad una valutazione di tipo macroeconomico.

Petrolio: analisi macroeconomica.

Le banche centrali di tutto il mondo hanno cercato e stanno cercando di far salire l’inflazione in tutti i modi attraverso politiche super – accomodanti.
Per agevolare questa dinamica, oltre a ciò che si vede, c’è stato anche un intervento sui cambi valutari e sulle materie prime.
Un prezzo del petrolio così basso può significare diverse cose:

  • da un lato potrebbe far auspicare un aumento dei consumi: cosa che potrebbe essere vera dove esistono realtà con una popolazione giovane che consuma;
  • dall’altro produce effetti negativi come in Europa ed in America, dove molte persone lavorano per il settore petrolifero e manca la popolazione giovane che notoriamente consuma più di quella anziana.

Un prezzo delle materie prime così basse provoca non pochi problemi poiché in diversi casi siamo vicini ai costi di produzione che le aziende devono sostenere e pertanto se il trend continuerà a rimanere questo, le stesse imprese non avranno altra scelta se non quella di licenziare persone e ridurre i giacimenti produttivi (in particolare quelli minerari) per tagliare i costi.
Probabilmente alcuni di questi aspetti sono sfuggiti a chi ha la capacità e la responsabilità di indirizzare la politica economica e monetaria internazionale…

Petrolio e azioni: andamento grafico

Petrolio e azioni: andamento 2015
Petrolio e azioni: andamento 2015

Da questo grafico si può notare il paradosso che si è creato a partire dal 2013. La linea blu è l’andamento delle materie prime e la linea rossa è l’indice delle imprese dei trasporti americane; questo indice anticipa quasi sempre l’andamento del Dow Jones. Nel 2013 per la prima volta i due indici si sono distaccati uno dall’altro.
Questo è successo anche perchè la FED ha seguito una politica monetaria che ha fatto in modo che le imprese americane hanno preso soldi a prestito (a zero interessi) con cui hanno potuto ricomprare le proprie azioni in borsa e toglierle quindi dal mercato. Molto spesso i bonus dei manager sono legati anche alla quotazione delle azioni in borsa dell’azienda per la quale lavorano.

Petrolio e azioni: cosa succederà?

A questo punto può sorgere l’amletico dubbio o quesito: saranno le quotazioni delle materie prime ad allinearsi nuovamente e quindi recuperare il terreno perduto nei confronti degli indici azionari oppure saranno gli indici azionari ad adeguarsi alla quotazione delle materie prime?

Saranno le azioni a perdere terreno oppure saranno le quotazioni delle materie prime a risalire?

Probabilmente la verità come spesso accade sta nel mezzo, quindi potrebbe starci un recupero non troppo vigoroso da parte delle materie prime ed una correzione da parte degli azionari…

Le borse emergenti, in particolare la RUSSIA, sono quasi tutte fortemente legate all’andamento delle materie prime e quindi seguono l’andamento della linea blu; soltanto la borsa americana ha seguito la linea rossa (andamento delle aziende legati ai trasporti, cfr. grafico) anche a causa di quanto appena descritto, ovvero ad operazioni di riacquisto di azioni proprie.

In generale, quasi tutti i titoli legati all’indice blu (andamento delle materie prime) attualmente soffrono per la situazione in Cina, ma spesso hanno dividendi elevati, stanno tagliando i costi e hanno in genere pochi debiti. Le borse emergenti sono convenienti se non ci limitiamo ad osservarle solo graficamente. Però non si sa se le banche centrali permetteranno alla linea rossa di riallinearsi con la linea blu e questo può provocare instabilità sui mercati.

Petrolio e azioni: il comportamento delle banche centrali.

La banca centrale americana (FED) finora ha temporeggiato sul rialzo dei tassi poiché ciò che non vogliono in generale le banche centrali è una discesa violenta dei corsi azionari. Ma l’aumento dei tassi, come emerso dall’ultima riunione della FED, sostanzialmente è un atto dovuto e voluto per dare un messaggio ai mercati che la situazione è sotto controllo e che le cose vanno bene. A sostegno di questa prossima azione da parte della FED ci sarà l’azione delle banche centrali europea e cinese le quali hanno dichiarato operazioni a sostegno di un rialzo dell’inflazione tramite politiche monetarie espansive e quindi di sostegno ai mercati azionari.

Ora, a bocce ferme, ad oggi sappiamo alcune cose:

  1. Le banche centrali stanno facendo di tutto per far aumentare l’inflazione, con scarsi risultati; questo vuol dire che è inutile dare da bere al cavallo che non ha sete, ovvero l’economia reale non recepisce questi stimoli.
  2. Un rialzo imminente dei tassi comporterebbe un rafforzamento del dollaro nei confronti delle principali valute e quindi anche dell’euro, ma l’America non vuole un dollaro forte perché un dollaro forte bloccherebbe le esportazioni e quindi sarebbe una mina vagante per la fragile ripresa americana. Tra l’altro, a mio modesto avviso, i corsi valutari hanno già ampiamente scontato questo scenario; quindi, mentre moltissimi guru addirittura già da inizio anno profetizzavano entro la fine del 2015 un cambio EURUSD sulla parità, io ho la netta impressione che per il momento la corsa del dollaro si sia bella che fermata e che anzi probabilmente ci sarà un indebolimento dello stesso nei confronti dell’euro e quindi un eurusd più alto.
  3. I corsi azionari sono belli carichi ed in un trend long da oltre sei anni. Siccome nulla cresce all’infinito, in una situazione dominata da scenari deflazionistici come ci ha mostrato anche la fulminea ma importante crisi cinese nello scorso mese di Agosto, forse è arrivato il momento di scaricare i portafogli della parte azionaria, almeno quella tradizionale e magari stare a guardare ed attendere tempi migliori.
  4. Con la crisi cinese e le materie prime massacrate nelle loro valutazioni, i mercati emergenti certamente non hanno avuto un andamento brillante. Quindi se proprio proprio uno deve fare una scommessa, tanto vale dare una occhiata a questi mercati che sembrerebbe stiano nuovamente attraendo nuovi flussi finanziari.
Aumento dei flussi finanziari verso le posizioni debitorie dei paesi emergenti
Aumento dei flussi finanziari verso le posizioni debitorie dei paesi emergenti

 

Per questo motivo il petrolio è l’indicatore più importante da tenere sotto osservazione per capire gli sviluppi che ci saranno nel prossimo futuro e quindi per capire e fare le scelte di investimento ottimali..

 

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