Grecia - La situazione dei mercati finanziari e dell occupazione
Grecia - La situazione dei mercati finanziari e dell occupazione

Quello che sta succedendo in Grecia è sotto gli occhi di tutti. Ormai siamo bombardati di informazioni. Rimango basito delle sciocchezze che ci fanno trangugiare attraverso la televisione raccontandoci una realtà finta. Naturalmente, ormai siamo infarciti ed abituati ad ascoltare cattive notizie che provocano “ansia” e quindi ci rendono dipendenti dalla TV dove le belle notizie non fanno audience.

La prima cosa su cui vorrei porre l’attenzione è questo grafico (fonte Sole 24 Ore).

Esposizione vs Grecia
Esposizione vs Grecia

Da questo bel grafico si vede che il sistema bancario nel dicembre del 2009 aveva svariati miliardi di dollari di esposizione nei confronti della Grecia ma che magicamente, grazie all’intervento delle banche centrali e tutte quelle entità tipo Efsm (fondo salvastati) l’esposizione si è trasferita agli stati e da cui si vede che l’Italia è creditrice nei confronti della Grecia della bellezza di 40 miliardi di € (quella famosa cifra che ogni tanto viene sbandierata nei talk show politici).

Personalmente sono molto dubbioso che l’Italia rientrerà in possesso del suo credito…

L’altra cosa interessante che ho scoperto è l’andamento del rapporto debito/PIL dal 2009 al 2014. Purtroppo lo stesso risulta in costante e continua crescita e, magra consolazione, non soltanto per l’Italia ma anche per Portogallo e Spagna.

Rapporto Debito/PIL degli Stati europei più deboli
Rapporto Debito/PIL degli Stati europei più deboli

 

Il fatto che questo rapporto aumenti significa essenzialmente due cose: la prima che a fronte di un modesto aumento del PIL i debiti crescono di più dello stesso PIL oppure a fronte di un PIL invariato i debiti non diminuiscono ma anzi crescono.

Il debito di uno stato viene colmato con l’emissione di obbligazioni

Il debito di uno stato viene colmato con l’emissione di obbligazioni (titoli di Stato) che finiscono in pancia dei sottoscrittori (risparmiatori, banche, assicurazioni, ecc…).
Naturalmente però a fronte di entrate ingessate ovvero di un PIL asfittico per ripagare il vecchio debito a scadenza bisogna emettere nuove obbligazioni.

La Fornero e lo spread

All’epoca del famigerato spread ci hanno dato da intendere che il problema era il tasso di interesse sul debito, che l’Italia non poteva sopportare e che quindi c’era bisogno di “lacrime e sangue” per dirlo con le parole di quella _____________ (metteteci voi la parola che più vi aggrada) della Fornero.
Tutto il popolo si è bevuto la storiella, ma c’è un solo problema. Se io sono in auto e a distanza ho un muro di fronte, è naturale che se mi schianto a 100 chilometri all’ora (nel nostro caso tasso di interesse più elevato) è peggio che se ci vado a finire a 50 all’ora ma la sostanza alla fine poco cambia… Mi sarò sempre schiantato più o meno velocemente!

Se uno Stato ed un Governo sono incapaci di agevolare e sostenere l’iniziativa privata che vuol dire in termini economici maggiori flussi in entrata (se aprono aziende ci saranno più persone che lavorano e quindi più soggetti che contribuiranno al pagamento delle imposte), la strada è segnata e a fronte di un rapporto debito/PIL l’unica via che rimane allo Stato per non affogare è quella di mettere le mani in tasca ai contribuenti e così ogni tanto qualche simpaticone si inventa l’acronimo ridicolo di turno (Tasi, Tares, Irpef, Irpeg, Imu, ecc…).

Solo che così facendo, le entrate, anziché aumentare diminuiscono poiché oltre una certa soglia le persone, sfinite, evadono.

L’intervento delle banche centrali

A questo punto quindi, per rallentare la velocità con cui andiamo verso l’inevitabile impatto, sono intervenute le banche centrali che attraverso politiche monetarie accomodanti hanno inondato i mercati finanziari di liquidità. In questo modo i prezzi di tutte le attività finanziare sono aumentati e quindi anche il prezzo nominale delle obbligazioni che in questo modo garantiscono un tasso di interesse più basso sulle nuove emissioni. Per approfondire questo discorso vi rimando ai miei precedenti post dove ho parlato appunto di cosa sono e come funzionano le obbligazioni.

I maggiori detentori di titoli di Stato sono i fondi pensione

Naturalmente ogni medaglia ha due facce però. In particolare i maggiori detentori di titoli di Stato sono i fondi pensione, ovvero le assicurazioni che dovranno sopperire in futuro alle carenze pensionistiche. Le imprese assicurative si impegnano a sottoscrivere contratti in cui garantiranno in futuro una certa rendita. È quindi chiaro che se un titolo di Stato rende il 4% è un discorso; se invece rende lo 0,5% è un altro paio di maniche e prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Ovvero le compagnie assicurative in futuro potranno non essere in condizione di rispettare gli impegni contrattuali presi.

Non molto tempo fa, rendendo i titoli di stato tedeschi praticamente lo 0% le assicurazioni germaniche si sono riempite di titoli di Stato italiani, con evidenti conseguenze a livello sistemico per cui un colpo di tosse di una pulce diventa, amplificato, quello di un gigante…Intendo dire che un eventuale, ipotetico e remoto default dell’Italia non lascerebbe immuni gli altri paesi come la Germania che almeno in apparenza se la ride…

Mercati finanziari: le obbligazioni allo stato attuale

A questo punto quindi cosa succede? Che le ultime emissioni obbligazionarie stanno avvenendo a dei tassi molto molto bassi (fenomeno positivo per gli emittenti come l’Italia che appesantiscono in modo più lieve la propria esposizione debitoria).
Le obbligazioni a tasso fisso però risentono negativamente di un eventuale e potenziale rialzo dei tassi da parte delle banche centrali. Tale manovra di politica monetaria restrittiva si renderebbe necessaria per calmierare l’inflazione che si verrebbe a creare con una ipotetica ripresa economica.
Quindi un aumento dei tassi comporta una riduzione del valore delle obbligazioni presenti sul mercato e tanto più è basso il coupon (la percentuale riconosciuta come cedole), tanto più il prezzo si abbasserà con conseguente diminuzione del valore degli asset finanziari detenuti dai possessori come le assicurazioni.

Perdita in percentuale valore nominale obbligazioni
Perdita in percentuale valore nominale obbligazioni

In questo grafico si vede l’impatto sui titoli di stato (treasury) di un eventuale aumento dei tassi di un 1%. L’impatto sui titoli trentennali è a dir poco drammatico…

Ma se le assicurazioni andranno in difficoltà e qualcuna inizierà a cedere, probabilmente dovrà nuovamente intervenire qualche entità a salvataggio delle stesse…

Morale della favola le banche centrali stanno facendo di tutto per far ripartire l’economia ma la situazione si è ingarbugliata a tal punto che non sarà semplice trovare una via di uscita. Poiché ogni mossa comporta delle conseguenze che potrebbero avere dei risvolti poco piacevoli.

Solitamente viene presa l’America come spunto di confronto… Le borse vanno a gonfie vele quindi la realtà economica del paese va benissimo… Mah! Sarà… Però se Employed in inglese vuol dire occupati c’è qualcosa che non va…

Dow jones Employed
Dow Jones Employed

 

Addirittura siamo al paradossale livello che una brutta notizia annunciata dalle istituzioni equivale ad una bella notizia per i mercati finanziari perché vuol dire una posticipazione dell’aumento dei tassi, un ulteriore intervento da parte delle banche centrali, ecc…

Gestione del patrimonio: che fare?

In tutta questa situazione naturalmente rimane il problema di come gestire i propri risparmi ed il proprio patrimonio e diventa sempre più importante adottare una diversificazione efficace ed efficiente.

Il tuo patrimonio è correttamente diversificato? Risponde agli obiettivi che ti sei dato? Fai dei controlli periodici? Vuoi avere un parere per verificare che il tuo patrimonio sia correttamente diversificato?

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