Diversificazione finanziaria

Diversificazione finanziaria. Quando vengo contattato da amici, parenti, clienti sono tutti curiosi di sapere come investire i propri soldi per farli fruttare qualcosa.

Diversi si sono affidati all’operatore di turno (assicuratore, bancario o promotore) altri si sono invece giustamente voluti sporcare le mani ed hanno provato a fare del loro meglio.

La situazione che mi ritrovo nella stragrande maggioranza dei casi è sintetizzata nella mia tabella che ho mostrato durante il mio corso che ho fatto lo scorso 28 Maggio a Rimini ed è la seguente:

Situazione clientiDetto in altre parole, la maggior parte di noi dispone di un patrimonio che apparentemente gode di una diversificazione finanziaria.

Ma siamo proprio sicuri? A guardarci bene c’è una sovraesposizione sull’Italia.

Cosa vuol dire che c’è una sovraesposizione sull’Italia?

Per definizione, partendo dal concetto che la maggior parte di noi vive in Italia, lavora in Italia, ha degli immobili in Italia, ha già una esposizione se non addirittura una sovraesposizione verso il bel paese.

Quindi stacchiamo il nostro sguardo dall’aspetto meramente finanziario e chiediamoci:

Da che cosa è composto il nostro patrimonio?

Riflettendo con attenzione su questa domanda, ci rendiamo conto che il nostro patrimonio non si limita soltanto alla parte finanziaria.

Probabilmente è da considerare come patrimonio anche il nostro lavoro, la nostra casa, il nostro risparmio, la nostra famiglia, la nostra salute.

Insomma, per sintetizzare tutte queste cose potremmo raggrupparle con una sola parola e dicendo che si tratta della nostra vita.

Ma se questo è vero, è altrettanto vero che su buona parte delle cose che fanno parte della vita non ho un potere diretto per modificarle, perlomeno non in modo immediato (basta pensare al lavoro, agli immobili, ecc…).

Il patrimonio finanziario invece mi consente di poterlo investire, mantenendolo in Italia, prendendo esposizione su strumenti geograficamente lontani.

Questo mi permette di utilizzare un sano principio di reale diversificazione finanziaria.

Perché è bene fare una diversificazione finanziaria dei propri investimenti escludendo l’Italia?

Di primo impatto potrei dare l’aria di essere un catastrofista ed un gufo sull’Italia.

Andiamo a vedere qualche dato e/o informazione, credo di fornire perlomeno uno spunto di riflessione, da cui poi ognuno ne trae le proprie conseguenze.

Debito pubblico

Il debito pubblico italiano aumenta alla velocità di 3000€ al secondo.

Rapporto debito/PIL

Il rapporto debito/PIL ha raggiunto il valore del 130%, cifra mai raggiunta prima e che continua a crescere. È evidente che per ottenere un cambio di direzione o aumenta in maniera consistente il PIL (quasi tutte le più importanti aziende sono andate via dall’Italia..) oppure si riduce in modo drastico il debito. Poi detto tra noi sta storia che continuano a ripetere che l’Italia è indebitata, ma il suo popolo ha grandi risparmi non è che mi esalta perché ha un po’ il sapore che qualcuno ci voglia mettere le mani in tasca…

Clausola CAC

Dal Gennaio 2013 tutti i titoli di stato di nuova emissione incorporano la clausola CAC (clausola di azione collettiva) che in termini molto semplici significa che i titoli di nuova emissione possono essere ristrutturati (cambiata la scadenza, il rimborso, il valore ecc..).. E quindi vuol dire che se li hai in portafoglio potrebbero esserci brutte sorprese.

Possessori titoli di Stato

I maggiori detentori di titoli di Stato sono le assicurazioni; già! Proprio quei soggetti che ti spacciano il rendimento garantito e le banche di cui moltissime persone detengono le obbligazioni.

Consumi

A supporto del rapporto debito/PIL possiamo inoltre aggiungere che il PIL aumenta anche grazie ai consumi. Solitamente un popolo che consuma ha un’elevata componente giovanile. In Italia oltre ad avere una natalità zero, le famiglie hanno mediamente un figlio… Ne consegue che si consuma poco… E si consumerà sempre meno visto che i giovani più audaci stanno lasciando l’Italia.

Livello di recupero dell’Italia.

Non è abbastanza? Bene allora concludo con l’ultima informazione. Dal 1° trimestre del 2008, ovvero dall’inizio della crisi, l’Italia è l’unico paese, tra quelli maggiormente sviluppati, il cui PIL è rimasto sotto il livelli del 2008. In tutti gli altri casi, chi più chi meno, gli altri paesi si sono difesi ed il valore del loro PIL si è attestato ben al di sopra della base di partenza del 2008. Cosa vuol dire? Mah così a naso mi verrebbe da dirti che se ci dovesse essere uno shock stile 2008 tutti gli altri paesi partono da basi più solide rispetto al nostro che è proprio sgangherato.

Dal mio modesto punto di vista direi che i 6 punti appena esposti risultano essere più che sufficienti per motivare l’idea di escludere l’Italia da un punto di vista finanziario dai propri investimenti.

Poi sicuramente io sarò troppo pessimista e non considero il fatto che l’Italia è troppo grande per fallire…

Ma questo si diceva anche delle banche, poi qualcuno ci ha rimesso le penne…

Allora direi che preferisco utilizzare il sano principio che una mano la mettiamo sul cuore e l’altra sul… portafoglio.

W l’Italia, continuiamo a lavorare per questo bel paese, ma gli investimenti finanziari facciamoli usando strumenti di altri emittenti mettendo in atto una diversificazione finanziaria efficace.

Se vi è piaciuto l’articolo condividetelo e se avete delle osservazioni da fare, lasciatemi pure i vostri commenti, risponderò volentieri!

Alla prossima!

Roberto D’Addario
Consulente Finanziario Indipendente

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