Azioni non quotate

Azioni non quotate: cosa sono?

Le azioni non quotate sono delle partecipazioni in aziende la cui quotazione non avviene su un mercato regolamentato ovvero la cui trattazione non avviene in modo istantaneo.

Mercati regolamentati e mercati non regolamentati: come funzionano?

  • Nei mercati regolamentati è possibile la compravendita di azioni o obbligazioni, durante gli orari di negoziazione, in modo istantaneo trovandosi immediatamente l’accredito o l’addebito dell’operazione sul proprio conto.
  • Nei mercati non regolamentati invece, come possono essere quelli di alcune banche, gli istituti di credito fungono da market maker ovvero da catalizzatori della domanda e dell’offerta. Per questo motivo in questo tipo di mercati si riesce a comprare soltanto se la banca ha ricevuto una proposta di vendita; oppure si riesce a vendere soltanto se la banca ha ricevuto una proposta di acquisto.
    Per capire con un esempio pratico il comportamento in un mercato non regolamentato, con un paragone parallelo, è come se io volessi comprare o vendere la partecipazione in una srl in tempo reale. Riuscirò a farlo se e soltanto se avessi dall’altra parte qualcuno intenzionato a fare una operazione opposta alla mia. Diversamente rimarrei con la partecipazione in mano, se volessi vendere, oppure senza partecipazione se volessi acquistarla.

Azioni non quotate: lo scenario in Italia

In Italia esistono moltissime realtà non quotate, soprattutto tra le banche del “territorio”, cioè quegli istituti di credito che svolgono principalmente la propria attività in un determinato contesto geografico. Prendiamo in esame alcune banche marchigiane e romagnole, considerando che comunque il modus operandi è similare anche per altre banche dislocate sul territorio italiano.
Sia nelle Marche che in Romagna operano diversi istituti di credito che stanno riservando amare sorprese ai propri clienti.

Che cosa hanno in comune Banca delle Marche, Banca CARIM, Banca Popolare Valconca e Cassa di Risparmio di Cesena?

Queste banche sembrano avere in comune soltanto una vicinanza geografica. In realtà:

  • hanno azioni ovvero partecipazioni che appartengono a quelle dei mercati non regolamentati;
  • siamo ben lontani dal dire che sono banche che scoppiano di salute.

A tal proposito vi invito ad indagare nei miei precedenti post in merito alle conseguenze per i clienti di banche che non godono di buona salute…

Evito di dilungarmi ulteriormente sulla condizione di queste banche, perché sarebbe un po’ come sparare sulla Croce Rossa; ciò che mi preme raccontare è che recentemente ho incontrato diverse persone che sono o sono state clienti di Banca Marche, Banca Carim, Banca Popolare Valconca e Cassa di Risparmio di Cesena e hanno tutte il medesimo fattore in comune: sono soci della banca!

Perchè essere soci di una banca con azioni non quotate?

Il problema naturalmente non è essere soci della banca, ma essere in possesso delle loro azioni, soprattutto se le azioni di questa banca sono non quotate e se la cifra investita è importante.
Quando una banca non quotata, come quelle citate sopra, deve piazzare le proprie azioni adotta un comportamento similare al datore di favori: tratta il cliente come un privilegiato a ragione del fatto di essere entrato in possesso di cotanto valore.
Il problema nasce quando il cliente, che pensa di essere in possesso di un determinato controvalore di denaro, decide di voler monetizzare la sua partecipazione…

Che differenza c’è tra azioni quotate e azioni non quotate?

Il possessore di azioni quotate su un mercato regolamentato, come quelle di Unicredit, Intesa San Paolo, Fineco, UBI Banca, Monte dei Paschi, Banca Popolare Emilia Romagna (tanto per dare un pò di gloria a tutte…) nel momento in cui, per mille ed una ragione, se ne vuole disfare, incassando il netto ricavo, aldilà di eventuali guadagni o perdite, non deve far altro che:

  • rivolgersi alla propria banca;
  • impartire l’ordine di vendita.

Immediatamente il possessore si ritrova il ricavato sul conto.

È possibile monetizzare le azioni non quotate su un mercato regolamentato come quelle di Banca delle Marche, Banca Carim, Banca Popolare Valconca e Cassa di Risparmio di Cesena se e solo se esiste un compratore disposto a acquistarle. In mancanza di un compratore, come detto, ci si ritrova con un bel pugno di mosche in mano (per non dire altro!).

Cosa succede quando vogliamo vendere le azioni non quotate di una  banca?

Uno scenario possibile e verosimile che si può presentare, nel momento in cui ci rivolgiamo alla banca chiedendo di vendere le nostre azioni non quotate, è questo:

Ma non ci sono compratori!

Oppure:

Ma la banca non può ricomprarsele e non è scritto da nessuna parte che lo debba fare!

L’idea originaria di credere di avere un valore in mano, magari da dare a pegno a fronte della richiesta di un finanziamento, a quel punto vi si svelerà in tutto il suo inganno!

Del resto, le stesse emittenti Banca Carim, Banca Marche, Banca Popolare Valconca, Cassa di Risparmio di Cesena non vogliono le proprie azioni da mettere a pegno! Figuriamoci che valore viene loro attribuito!
La bontà delle azioni non quotate secondo l’opinione della banca sta solo nell’atto della vendita, ma (quasi) mai nell’acquisto; diversamente non si spiegherebbe perchè ne vendono o ne hanno venduto per svariate migliaia di euro ma poi non sono in grado di garantirne la liquidità.

Perchè alcune banche ti vendono le loro azioni non quotate?

Che motivo hanno dunque alcune banche di venderti le loro azioni facendoti diventare socio? La conclusione è che spesso e volentieri questa modalità operativa delle banche è, nè più ne meno che marketing spicciolo, con l’ausilio del quale gli istituti di credito tentano di cercano di legare il più possibile il cliente a sè; questo al fine ultimo di ostacolarne una sua fuga e di piazzare invece un bel cross selling: una bella polizza assicurativa, a seguire un bel piano di accumulo e magari anche delle obbligazioni e quote di fondi della casa.
Et voilà! La ricetta per rendere (in)felice, (in)soddisfatto, legato e fregato il cliente è bella e pronta!

Come ci si può liberare di questo problema?

Purtroppo smobilizzare le proprie partecipazioni in situazioni come queste non è per nulla semplice anche se qualcosa è possibile fare perché spesso e volentieri le Banche non quotate la fanno in barba al codice civile ed ai vari regolamenti di attuazione in vigore.

Per non incappare in queste problematiche, che in diverse situazioni risultano rilevanti ed anche gravi, occorre utilizzare il sano principio innanzitutto della diversificazione e soprattutto occorre chiedersi i motivi per cui si fa una operazione piuttosto che un’altra. Non è sufficiente che ce lo abbia suggerito il conosciuto impiegato di banca o solo il fatto che sia la banca del territorio! Se poi non possiamo farne proprio a meno, allora mai prendere una esposizione con una percentuale importante del patrimonio! Soprattutto se si tratta di titoli non quotati!!

In occasione di un prossimo aumento di capitale o di una vantaggiosa offerta di acquisto di azioni proposta da una banca non quotata (qualsiasi essa sia) saprete a cosa state andando incontro e quindi…Vuoi comprare le azioni della banca? NO! GRAZIE! E possibilmente anche MAI!

 

Anche tu sei socio di una banca e non riesci a vendere le tue partecipazioni? Chiamami senza alcun impegno! Cercheremo insieme una soluzione!

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46 Commenti

  1. Salve, come tanti altri tempo fa acquistai azioni della banca popolare VALCONCA..incentivato dalla banca che venerano le azioni quasi come dio..dicendo che erano privilegiate e che davano dei bei dividendi mentendo pero sul fatto che poi quando le vai a vendere è un mistero se e quando riavrai il tuo capitale.ho dovuto cercare lo statuto della banca x capire che le cose stanno come cita l’articolo.nulla si puo fare ma solo sperare che qualcuno le acquisti.se è vero che sono solidi e seri come banca che a me pare l’opposto..che lo dimostrino

  2. Salve, come tanti altri tempo fa acquistai azioni della banca popolare VALCONCA..incentivato dalla banca che venerano le azioni quasi come dio..dicendo che erano privilegiate e che davano dei bei dividendi mentendo pero sul fatto che poi quando le vai a vendere è un mistero se e quando riavrai il tuo capitale.ho dovuto cercare lo statuto della banca x capire che le cose stanno come cita l’articolo.nulla si puo fare ma solo sperare che qualcuno le acquisti.se è vero che sono solidi e seri come banca che a me pare l’opposto..che lo dimostrino..

    • Buongiorno la ringrazio per la sua testimonianza. Purtroppo quanto capita ed è capitato a lei è una condizione che riguarda diverse banche nel territorio in cui viviamo oltre alla Banca Popolare Valconca, come CARIM o Cassa di Risparmio di Cesena. Il motivo per cui queste banche ed altre banche che collocano i propri titoli che non sono quotati in un mercato regolamentato si comportano in questo modo è molto semplice per quanto purtroppo drammatico: se venissero aperte le contrattazioni il prezzo delle azioni crollerebbe e verrebbe polverizzato il patrimonio della banca inducendo la stessa a due possibilità: 1) Fallire 2) Essere incorporate da qualcun se e mai ci fosse qualche grande istituto interessato a farlo. Questo naturalmente comporterebbe una rivoluzione in termini di posti di responsabilità (consiglieri, direttore generale, presidente ecc…). Siccome siamo nella bella Italia dove per una poltrona, come avviene anche in politica, si rinnegherebbe anche la propria madre succede nel caso delle banche che conviene mantenere bloccate le contrattazioni continuando a dare al titolo sempre lo stesso valore storico ovvero mantenendo una valorizzazione patrimoniale che assolutamente non corrisponde alla realtà. Ritengo inoltre elevatissima la responsabilità delle stesse banche che quando è stato ora di vendere i propri titoli lo ha fatto senza alcuno scrupolo spacciando qualcosa che era di colore marrone ma non era cioccolata per oro colato e tirandosi indietro ora che le persone vorrebbero rientrare in possesso dei propri avere. Se fosse stato erogato un servizio di qualità, le stesse emittenti dovevano mettere in guardia i propri clienti almeno da due cose :1) Che ci sarebbe stata la remota possibilità che le azioni potevano rimanere congelate 2) Che non andava investito oltre il 5% del patrimonio complessivo su questi strumenti. Purtroppo però i vari impiegati, direttori, ecc… Avevano più piacere di dimostrare ai piani alti che si faceva raccolta ed i piani alti nelle diverse assemblee di bilancio di far vedere che la banca scoppiava di salute e quindi piuttosto che tutelare la clientela si è preferito tutelare l’apparenza. Concludo dicendole che è proprio per questi motivi che le figure professionali come la mia ovvero quella del consulente finanziario indipendente danno fastidio alle diverse banche. Perchè noi cerchiamo di fare sempre e comunque il solo interesse del cliente non avallando mai le politiche della banca. Questo perchè rispondiamo solo ed esclusivamente al cliente che per il nostro servizio ci paga e non alle banche interessate a piazzare solo il loro prodotti per fare cassa.

  3. Salve grazie x la risposta ma aggiungo che in casi come questi nemmeno un consulente o un avvocato ha di che aggrapparsi..lo statuto della banca parla chiaro..

    • Certo Federico, lei ha ragione. Infatti il problema è a monte, ovvero che quei titoli 1) Non dovevano essere comprati o meglio gli acquirenti sarebbero dovuti essere stati edotti di ciò a cui potevano andare incontro 2) Come in molteplici situazioni gli operatori della banca non avrebbero dovuto permettere tale investimento per ammontare superiore al 5% del patrimonio complessivo a disposizione.

  4. Buon pomeriggio,
    anche noi in famiglia, come Federico, stiamo vivendo la stessa situazione con la banca Valconca.
    Azioni messe in vendita da ormai quasi due anni, e nessun riscontro… sempre sempre le stesse parole “bisogna che portiate pazienza, piano piano verranno collocate…”.
    ma quei soldi a questo punto che valore possono avere se non li abbiamo!
    mi piacerebbe andare a chiedere un mutuo e dare le azioni che abbiamo in garanzia (ma ovviamente non le accettano), poi iniziare a non pagare le rate, e rispondere ai loro solleciti “bisogna che portiate pazienza, piano piano inizierò a pagare le rate”…

    • Buonasera Alan, grazie anche a lei per la sua testimonianza che si aggiunge a moltissime altre che mi arrivano per email. La sua osservazione è più che corretta. Come ho però evidenziato nella risposta precedente la situazione è che allo stato attuale le azioni di alcune banche ed in particolare quelle non quotate come Valconca, CARIM, Cassa di Risparmio di Cesena non valgono nulla per i clienti che le detengono ma valgono molto per la banca che si mette naturalmente in trincea. Purtroppo è una legge di mercato che vale in qualsiasi settore. Il prezzo è la risultante dell’incrocio fra domanda e offerta. Se c’è solo domanda i prezzi vanno alle stelle se c’è solo offerta i prezzi vanno alle stalle. Se l’offerta di un qualsiasi prodotto non viene intercettato da nessuna domanda il valore del prodotto offerto è 0. Purtroppo non rimane che valutare di intraprendere una eventuale azione legale al fine di determinare le responsabilità della Banca emittente ovvero degli operatori che hanno consentito l’esecuzione di certe operazioni. Ci sono infatti dei limiti entro cui gli strumenti non quotati possono essere collocati da parte delle banche.

  5. Il direttore della valconca mi ha detto che fino all’anno scorso c’era un fondo dove le azioni venivano collocate e quindi rivenderle era piu semplice.ora con la nuova normativa europea non è piu possibile farlo e se si vuole vendere devi avere un compratore.punto primo non ho mai letto questa normativa punto secondo lo statuto della valconca non ne accenna anzi fa solo riferimento al bilancio della banca in base al quale danno via libera alla vendita.leggendo il caso di alan che aspetta da 2 anni deduco che sono dei furfanti in regola e fanno pure i belli che si vantano di un CET 1 al 12 ma poi vanno in crisi se devono rimborsare…

  6. Ho letto con attenzione tutti i commenti sulla Banca Popolare Valconca; mi permetto di fare i complimenti a Lei Dott. D’Addario, ha confermato quello che sapevo. Anche io sono preoccupato del fatto che avendo un buon numero di azioni della Banca Popolare Valconca che ricevetti in eredità almeno 15 anni fa; non sono socio ma solo intestatario azioni. Da circa due anni non accettano più la vendita del mio ‘pacchetto’ anche solo parziale. So che sono andate a monte varie fusioni perché come ricordato nessuno vuole perdere la propria poltrona; ci sono novità in tal senso visto che la banca è’ in estrema difficoltà e questo lo conferma il fatto che da due anni non danno neppure più i dividendi; queste azioni inoltre non fanno neppure da garanzia; in pratica è’ come aver nulla in mano….
    Se non ci sarà un acquisizione/fusione, saranno obbligati ad entrare nel libero mercato entro fine 2016? Ci sono novità in tal senso? Un riassunto quali sono secondo lei gli sviluppi? Intanto dal più positivo al più negativo e in quali tempi….grazie e scusi se mi sono dilungato…Complimenti amcoramper la sua grande conoscenza e professionalità….

    • Buonasera Massimiliano, la ringrazio per la sua testimonianza ad ulteriore conferma di ciò che hanno scritto altri utenti. Purtroppo la situazione non riguarda soltanto Valconca ma anche CARIM, Cassa di Risparmio di Cesena e chissà quante altre realtà lontane dalle nostre zone. Il punto è che bloccando le quotazioni le azioni vengono valorizzate all’ultimo valore di scambio. Pertanto l’attivo della banca rimane intatto. Se “aprissero” le quotazioni probabilmente ci sarebbero soltanto venditori. Con una forte pressione di vendita il prezzo crollerebbe ed il patrimonio delle banche e in alcuni casi delle rispettive Fondazioni verrebbe polverizzato. Lasciando invece le cose ad uno status quo il problema viene “elegantemente” girato ai possessori delle azioni che di fatto si trovano con della carta straccia in mano. Per il resto bisognerà vedere l’evoluzione della riforma che interessa le banche popolari, al momento non saprei indicarle gli scenari futuri che dipenderanno da eventuali fusioni con realtà più grandi. La ringrazio di cuore per il suo commento e per i complimenti.

  7. Lo stesso avviene per la banca di Credito Popolare di Torre del greco: invitano ad acquistare le azioni, ma quando si vogliono vendere ci si ritrova con carta straccia in mano. Impossibili da vendere, quindi valore ZERO!

    • Grazie per la sua testimonianza. Purtroppo la sua è l’ennesima prova di quanto accade con molte banche italiane. L’unica e sola salvezza è rappresentata dall’evitare come la peste investimenti di questo tipo. Gli investimenti di questo genere si evitano anche cominciando un percorso di pianificazione del proprio patrimonio e non è un problema di dimensioni del patrimonio ma di atteggiamento nei confronti dello stesso, ovvero di avere ben chiare le finalità dei propri soldi.

  8. Egregio dott. d’Addario che consigli darebbe a chi ha azioni della Popolare di Bari (svalutate da pochi giorni al 7,50%): rimanere o andare via al costo di perderci qualcosa? Grazie

    • Buongiorno Luigi, la ringrazio per il suo commento. Aldilà di quello che posso dirle io, sarebbe opportuno indagare e capire perché si ritrova quello strumento in portafoglio. Ho trattato il rimborso delle azioni delle banche popolari in questo articolo http://www.rdfinanza.it/azioni-non-quotate-rimborso/
      In finanza non esistono certezze, mai. Quindi quando si fa un investimento bisogna sempre contemplare l’ipotesi che non vada come ci aspettiamo noi. Bisogna quindi stabilire in anticipo come e quando gestire la situazione. A me personalmente, e di riflesso anche ai miei clienti, piace decidere cosa fare e quando fare e non essere in balia delle situazioni. Imparare a gestire il proprio patrimonio è possibile, ma è un percorso che non si può esaurire con un solo incontro. Per questo motivo invito lei e tutti i miei lettori a partecipare ad un primo incontro per iniziare questo percorso http://www.rdfinanza.it/come-investire-abc-finanziario-corso-28-05-2016-rimini/
      Per chi invece ha urgenza di contattarmi e soprattutto ha situazioni più complesse e delicate mi può contattare attraverso questo link http://www.rdfinanza.it/consulenza-finanziaria-online-on-demand/

  9. Stessa analisi sulla Popolare Valconca con una sola osservazione: stante i costi ho deciso di chiudere il conto in quella banca ma mi e stato negato sostenendo che essendo legato ai titoli della banca stessa la cosa non si può fare.
    Mi sembra molto strano. Non c’è niente che io possa fare?

    • Buonasera Giulio, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Come da suo sospetto, le confermo che la banca le ha comunicato una grandissima stupidaggine. Lei non deve fare altro che aprire il conto in una nuova banca, qualora già non lo avesse, ed ordinare il trasferimento di tutto il dossier titoli. Attenzione però questo non vuol dire poter vendere le azioni della banca dopo, le rimarrebbero comunque in carico. Alla Banca Popolare Valconca non deve comunicare assolutamente nulla. A trasferimento avvenuto può inviare una lettera raccomandata alla Valconca ordinando la chiusura del conto, ovviamente dopo aver riconsegnato libretto degli assegni, carte di credito e/o bancomat ed aver coperto eventuali scoperti di conto. Qualora detenesse un mutuo anche l’addebito dello stesso è trasferibile in una nuova banca. Ciò che le hanno riferito è un modo becero e meschino di fare una customer retention (trattenimento del cliente). Spero di aver risposto al suo dubbio. Mi continui a seguire!

  10. Egregio dott. d’Addario
    Per 5 anni circa ho comprare le azioni della Popolare Valconca, ed ogni volta prima di acquistare la mia domanda era sempre la stessa, ( in caso di necessità posso rivenderle.) I vari direttori mi hanno sempre assicurato che in 15 giorni avrei trovato i soldi sul conto. Poi quando a Ottobre 2012 per necessità mi reco per venderne una parte, l’allora direttrice comincia a dire che è un peccato, che dovrei prendere un finanziamento perché la banca è sicura, le azioni rendono bene, che è solida, non avrai mica paura che fallisca la banca. Molti azionisti invece di vendere hanno preso i finanziamenti. Io le dico che ho bisogno di vendere, e lei insiste è un peccato pensaci. E continua sui tanti azionisti che hanno preso i finanziamenti. Io sono in disaccordo, poi dopo tanta insistenza conclude; se vuoi pensarci in po tanto in 15 giorni le vendiamo. Risultato non ho venduto nulla e non ho preso un finanziamento, ora non ne vendono più di 500 all’anno ma nel 2014 sono stato costretto a prendere un finanziamento non so quando vedrò i soldi di quelle 500 sul conto. Vorrei venderle tutte, vorrei chiudere il conto, possibile non ci sia nessuna soluzione di vendita. Vivo con la pensione minima fino a quando non so.

    • Buonasera Silvano, la ringrazio per aver condiviso la sua storia. Sono del parere che queste cose vadano denunciate. Ovviamente non si raffigura alcun reato perseguibile a norma di legge ma una condotta morale di dubbia correttezza attuata nei confronti non solo suoi ma di moltissime altre persone. Sono molto dispiaciuto di quanto le è successo. Personalmente cerco in tutti i modi di farmi conoscere e poter tutelare le persone e di loro risparmi affinchè quanto da lei descritto possa appartenere ad un lontano passato. Il suggerimento che posso darle è quello quindi di inviare una lettera a qualche giornale locale affinchè renda pubblica la sua storia. Può inoltre recarsi presso uno studio legale per fare causa alla banca che, in quanto popolare, non può negare il diritto di rimborso come da recente sentenza del tribunale di Napoli che ho trattato in questo post http://www.rdfinanza.it/azioni-non-quotate-rimborso/
      Valuterei inoltre con l’eventuale legale l’esistenza di altri reati perseguibili a norma di legge. Concludo ribadendo ancora una volta che le azioni e le obbligazioni delle banche, soprattutto italiane, NON LE DOVETE COMPRARE… fatele comprare alla classe politica ed alla dirigenza delle diverse banche. Ad oggi non è dato sapere a quanto ammonta l’investimento in azioni da parte della dirigenza e dei dipendenti della banca da lei citata.

  11. Egr. Dott. D’addario, quello che lei risponde sarebbe utile ma come posso io con 500 euro al mese andare da un avvocato?
    Cercherò di resistere ma fino a quando.

    • Buongiorno Silvano, come alternativa posso suggerirle di rivolgersi ad una associazione dei consumatori locale. Magari ci sono altre persone nella sua situazione e forse si riesce a fare “squadra”.

  12. Buongiorno dott. D’Addario, sono in possesso di un notebole numero di azioni della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Fino a pochi mesi fa ho venduto tranquillamente alcune di esse. Oggi invece andando in banca per la vendita mi hanno detto che bisogna aspettare e che le cose non sono più come prima.
    So per certo che la banca è molto solida con un cet 1 superiore al 23%. Ma secondo lei, è possibile che possa avere qualche sgradita sorpresa?

    • Buonasera Laura, la ringrazio per avermi contattato. Quando si ha a che fare con strumenti non quotati sui mercati regolamentati come le azioni in suo possesso, ci si deve e ci si può aspettare sempre di tutto. L’importante è che lei abbia piena coscienza, conoscenza e padronanza di ciò che ha comprato. Il denaro è un mezzo ed un mezzo serve per rispondere ad uno specifico utilizzo che è quello di raggiungere una meta. Quindi solo lei può sapere quale è lo scopo dei suoi risparmi e per quale motivo ha scelto quello strumento. Io posso solo dirle che personalmente per me e per i miei clienti non investo nemmeno 1 euro in azioni ed obbligazioni bancarie aldilà del fatto che siano quotate o meno e che siano più o meno solide con CET più grande degli altri. Fatta questa premessa, una banca popolare non può rifiutare la sua proposta di vendita di azioni come ho riportato in questo post http://www.rdfinanza.it/azioni-non-quotate-rimborso/
      Auguro a lei e a tutti i lettori una buona serata!
      Continui a seguirmi iscrivendosi alla newsletter http://www.rdfinanza.it/contatti/

    • Buonasera Marino, certo. Il discorso vale per tutte le azioni non quotate nei mercati regolamentati. Sarebbe praticamente impossibile segnalare tutte le banche interessate. Certamente la maggior parte di esse ha la caratteristica di essere di dimensioni medio/piccole e particolarmente radicate in un determinato territorio. Vale comunque sempre il principio che ripeto da tempo: un investimento non è diverso da nessuna altra attività della vita. Ognuno di noi dovrebbe sapere perché ha una casa in un determinato posto, un arredamento all’interno della propria abitazione oppure una automobile di un certo tipo. Puntualmente però quando parlo con le persone in merito agli investimenti e chiedo loro perché li hanno in portafoglio la risposta è quasi sempre “non lo so! Me lo hanno suggerito!”. Quindi il problema non è tanto avere o non avere delle azioni non quotate in portafoglio, ma sapere perché sono nel portafoglio. Ripeto sempre ai miei clienti e ai miei lettori che un investimento che non si comprende non deve mai, mai, mai, mai essere sottoscritto per nessuna ragione. Chiunque sia a consigliarlo: il bancario, il promotore, il consulente, il fratello o chi altro vuole. In queste situazioni quindi non rimane altro che intraprendere un’azione legale nei confronti della banca se esistono gli estremi.

  13. VOGLIO PREMETTERE CHE SONO UN LIBERO CITTADINO ED HO INVESTITO IN MINIMA PARTE IN AZIONI DI BANCHE POPOLARI, MA MI PIACE LA GIUSTIZIA E CREDO DI ESSERE IN GRADO ANCHE DI ANALIZZARE IL PROBLEMA IN MODO MENO SUPERFICIALE.
    HO ESTRAPOLATO ALCUNE DELLE SUE RISPOSTE AI SUOI LETTORI.

    “Siccome siamo nella bella Italia dove per una poltrona, come avviene anche in politica, si rinnegherebbe anche la propria madre”
    MA LEI SA QUANT’E’ IL COMPENSO ANNUALE DI UN CONSIGLIERE DELLA BANCA POPOLARE VALCONCA CHE PARTECIPA A CIRCA 52 RIUNIONI ANNUALE OLTRE VARI COMITATI ECC. ?

    “che conviene mantenere bloccate le contrattazioni continuando a dare al titolo sempre lo stesso valore storico mantenendo una valorizzazione patrimoniale che assolutamente non corrisponde alla realtà.”
    MA COME FA A DIRE UNA COSA DEL GENERE ?
    MA MI SPIEGA CHI LE BLOCCA LE CONTRATTAZIONI?
    L’AMMINISTRATORE HA VALUTATO L’AZIONE, COME PRESCRITTO DALLE LEGGI, A VALORE DI LIBRO, OLTRETUTTO NON VALUTANDO LE PARTECIPAZIONI PER L’EFFETTIVO VALORE DI MERCATO (SCELTA PRUDENZIALE). QUELLE PARTECIPAZIONI, IN REALTA’, HANNO UN VALORE MOLTO PIU’ ALTO DI QUELLO ESPRESSO IN BILANCIO. TUTTO CIO’ LO LEGGO DAL BILANCIO DELLA BANCA POPOLARE VALCONCA

    “Valuterei inoltre con l’eventuale legale l’esistenza di altri reati perseguibili a norma di legge. Concludo ribadendo ancora una volta che le azioni e le obbligazioni delle banche, soprattutto italiane, NON LE DOVETE COMPRARE… fatele comprare alla classe politica ed alla dirigenza delle diverse banche. Ad oggi non è dato sapere a quanto ammonta l’investimento in azioni da parte della dirigenza e dei dipendenti della banca da lei citata.”
    SE NON SA QUANTE AZIONI HANNO IN POSSESSO I CONSIGLIERI E DIPENDENTI DELLA BANCA POPOLARE VALCONCA, NON HA IL DIRITTO DI GENERALIZZARE

    “Quando si ha a che fare con strumenti non quotati sui mercati regolamentati come le azioni in suo possesso, ci si deve e ci si può aspettare sempre di tutto.”
    MA PERCHE’ SE FOSSERO IN MERCATI REGOLAMENTARI COSA CAMBIEREBBE ? IO CREDO SAREBBE ANCHE PEGGIO DAL MOMENTO CHE CI SONO AZIONI DI BANCHE CHE VENGONO TRATTATE AD 1/3 DEL VALORE DI LIBRO.

    —————————–

    LE MIE SONO SOLO SEMPLICI RIFLESSIONI CHE MI SENTO DI ESTERNARE PER RENDERE GIUSTIZIA AD UN ATTACCO SENZA EGUALI AL SISTEMA BANCARIO ITALIANO. E SOPRATTUTTO CHE VA A DISCAPITO DI NOI STESSI AZIONISTI.

    MA AL DI LA’ DI TUTTO QUANTO LE HO DETTO, PERCHE’ NON SI FA UNA ANALISI DI COME SIA AVVENUTA LA CRISI DI TUTTE LE BANCHE ?

    NON SALTA IN MENTE A NESSUNO CHE I VALORI DEGLI IMMOBILI SONO DRASTICAMENTE SCESI E CHE LE BANCHE SONO STATE COSTRETTE (GIUSTAMENTE) AD ACCANTONARE SOMME PER COPRIRE LA DIFFERENZA TRA IL VALORE DI MERCATO E QUELLO DEL CREDITO CONCESSO?

    SE TUTTI AVESSIMO INVESTITO IN IMMOBILI, QUALI PERDITE AVREMMO AVUTO ?

    PERCHE’ INVECE DI CRITICARE L’OPERATO DELLE BANCHE (E MI RIFERISCO ALLE BANCHE DOVE NON CI SONO INTERESSI SPECULATIVI DI ALCUNO) NON VENGONO FATTE CRITICHE ALLA POLITICA ?

    SE CI PENSIAMO BENE, LA CRISI EDILIZIA E’ QUELLA CHE PRINCIPALMENTE HA PORTATO AL TRACOLLO L’ECONOMIA ED E’ STATA CAUSATA PROPRIO DALLA POLITICA NAZIONALE E QUELLA DEI COMUNI CHE PUR DI INCASSARE ONERI DI URBANIZZAZIONE HANNO CONCESSO LICENZE A TUTTI. TUTTI HANNO CONTRIBUITO AD INVESTIRE NELL’EDILIZIA CON IL RISULTATO DELLA SATURAZIONE DEL MERCATO.

    UN ULTIMA COSA …… MA LEI SA CHE CI SONO SPECULATORI CHE CERCANO DI ACQUISTARE TALUNE AZIONI DI BANCHE POPOLARI AD UN VALORE DI 1/3 DEL VALORE DI LIBRO ?

    MA SECONDO LEI …..PERCHE’ LO FANNO ? PER SPIRITO DI BENEFICIENZA ?

    IL PROBLEMA VERO E’ CHE FINO A QUANDO SAREMO COSTRETTI A SUBIRE LE INGERENZE E LE LEGGI DELLA COMUNITA’ EUROPEA, NON NE USCIREMO MAI FUORI.

    • Buongiorno Emiliano, la ringrazio per il suo commento.
      Possiamo analizzare tutti i bilanci, le situazioni ed attribuire le colpe a chi vuole. Mi limito ad osservare la realtà dei miei clienti e conoscenti che sono in possesso di azioni di banche non quotate. Lei ha citato Banca Popolare Valconca, ma potremmo aggiungere CARIM o altre. Questi clienti non possono vendere le loro partecipazioni. Non ne faccio una questione di valore. Ne faccio una questione che quando bisogna aderire agli aumenti di capitale o far comprare le azioni ai propri clienti vengono proposte a cani e porci, ma quando i clienti poveretti si ritrovano con le azioni in portafoglio che vogliono liquidare rimangono con il cerino in mano non potendole vendere perché la banca che fa da market maker impedisce le contrattazioni. Se le banche che lei ha tanto difeso aprissero le contrattazioni delle azioni, essendoci solo venditori penso che andrebbero al collasso nel giro di mezza giornata. Qui a chiacchiere stiamo a 0 caro Emiliano, e mi chiede come faccio dire queste cose? Ha letto tutti i commenti delle persone che si ritrovano in mano con delle partecipazioni che non possono vendere? Chi compra azioni quotate lo fa a proprio rischio e pericolo, ci mancherebbe altro, ma in qualsiasi momento in cui vuole venderle basta impartire un ordine di vendita per liquidare le proprie azioni cosa che non è possibile fare con le azioni non quotate da lei citate. Ho letto delle comunicazioni inviate ai clienti, dove gli stessi vengono palesemente presi per i fondelli poiché veniva data la colpa del deprezzamento delle azioni addirittura alla brexit. Peccato che da quando c’è stato il brexit ad ora i mercati azionari non hanno fatto altro che crescere.
      Quale sia la retribuzione di un consigliere delle banche, sinceramente non è affare mio. Se si trovano li ci sarà un motivo e devono rispondere del loro operato. Lei scarica la colpa sul mercato immobiliare, ma forse ci sono dei problemi che stanno a monte sulla concessione dei crediti e sulla esposizione che le banche hanno deciso di prendere. Non comprendo perché ne fa una questione politica. Io sono molto concreto, in una qualsiasi azienda esistono le persone che prendono delle decisioni. Se le decisioni prese sono sbagliate, l’azienda fallisce. Non ci sono se e non ci sono ma. Come è giusto che sia. Mi vuole cortesemente spiegare per quale motivo questo non vale per il sistema bancario e a rispondere devono essere azionisti ed obbligazionisti?
      Ho dichiarato in prima persona, lo trova scritto anche nei miei articoli, che non bisogna investire in titoli di stato italiani, obbligazioni ed azioni bancarie questo per rispondere ad una logica ben precisa di diversificazione. Tuttavia se lei ritiene diversamente è liberissimo di farlo.
      Ha detto bene quando dice che siamo in un paese democratico. Penso che la sua analisi possa essere anche giusta. Se proprio ritiene che ci sia cotanto valore nelle azioni delle banche non quotate, sarò felice di metterla in contatto con i miei lettori e clienti in modo che lei possa acquistare tutte le loro partecipazioni, non le sembra una bella idea?

  14. La ringrazio per la risposta.
    Io non voglio difendere nessuno tantomeno le banche. Io vorrei solo un giudizio imparziale.
    E con questi miei interventi, volevo solo far riflettere sul problema che non è solo quello delle banche. E’ del resto facile oggi trovare a destra e a manca un capro espiatorio.

    Lei mi dice che le banche hanno proposto le proprie azioni a cani e porci. Può essere ma non credo sia successo in tutte le banche. Quando ho comprato le azioni di due banche popolari ho guardato semplicemente i rendimenti ed i bilanci dell’epoca. E mi sono convinto! Sbagliando ? Può essere. Ma sapevo benissimo che non avrei potuto trattarle in borsa e quando ho chiesto all’impiegato me lo ha confermato. Mi trova d’accordo comunque con la necessità di ogni risparmiatore sulla necessità di diversificazione dei propri investimenti.

    Lei dice che ci possono essere stati dei problemi che stanno a monte sulla concessione dei crediti e sulla esposizione che le banche hanno deciso di prendere. Le voglio ricordare che da una mia analisi, oltre il 90% delle sofferenze bancarie derivano da concessione di prestiti erogati prima del 2004. Questo è vero in quasi tutte le banche di piccole dimensioni. Quelli erano anni in cui nessuno poteva prevedere cosa poteva succedere. Nemmeno le massime autorità tipo Banca Italia ecc. hanno mai messo in guardia le banche verso una crisi epocale come quella che stiamo vivendo.
    All’epoca, come del resto ora anche se con regole più stringenti, quando veniva concesso un prestito, la banca analizzava il patrimonio immobiliare (che era almeno 3 volte superiore a quello attuale) e le capacità di rientro. Ora, complice la crisi economica, il cliente è costretto nel migliore dei casi a ristrutturare il debito, ma in ogni caso costringe la banca ad adeguare il proprio credito alla garanzia immobiliare, ovviamente accantonando previsioni di perdite che intaccano il patrimonio.
    Ed allora, vogliamo incolpare solo la banca ?
    O solo il cliente che non onora le proprie scadenze?
    Oppure c’è qualcos’altro che invece va colpevolizzato ?

    Lei dice: “Io sono molto concreto, in una qualsiasi azienda esistono le persone che prendono delle decisioni. Se le decisioni prese sono sbagliate, l’azienda fallisce. Non ci sono se e non ci sono ma.” . Giustissimo, però andarlo a raccontare alle migliaia di aziende che sono fallite o che sono state costrette a vendersi, non crede che sia difficile ?
    Non crede che ci siano state anche cause diverse da quelle legate agli errori degli imprenditori ?

    In quanto al suo sarcasmo finale, io non ho detto che ci sia tanto valore nelle azioni delle banche non quotate. Io ho detto solo che in taluni casi l’azione è stata valutata a valore di libro senza accreditare alcun avviamento. E le banche non quotate che si sono comportate così hanno fatto il loro dovere.

    Per il resto ne faccio una questione politica perché questo è il volere delle massime autorità europea e mondiali.
    Vede dott. D’Addario, nel mondo è successo spesso che quando la media borghesia si è un po’ arricchita, occorre trovare strumenti economici per impoverirla. Prendere relativamente poco a tante persone a favore di pochi. Questo è quello che sta succedendo e diffondendo il terrore tra tutti i piccoli risparmiatori, non si fa altro che il loro gioco.

    • Sinceramente proprio non comprendo perché cerca dei giustificativi. E’ ovvio che i crediti problematici di oggi, non sono quelli concessi negli ultimi anni ma di molto tempo prima. E lo sa come è sempre stata nascosta la polvere sotto il tappeto? Molto semplice perché se un’azienda era fuori di 300 e non poteva rientrare gli veniva allargato l’affidamento a 350 se non a 400. In questo modo aumentavano gli impieghi e le posizioni piuttosto che essere girate a incaglio e sofferenza rimanevano tutte in bonis. L’anno seguente magari cambiava anche il board delle banche e naturalmente nessuno voleva problemi e il gioco si ripeteva. Ho semplificato ovviamente il concetto per renderlo comprensibile a tutti, ma questa è la storia. Quando lei mi parla di valore delle azioni piuttosto che degli immobili mi fa sorridere. Il valore di una attività, qualunque essa sia, non lo fa chi lo vende ma lo fa chi è disposto a comprare. Se ci sono più compratori rispetto ai venditori il prezzo sale, diversamente scende. Se un immobile è stato valutato 100 dieci anni fa, ma oggi il mercato lo prezza 30 quest’ultimo è il suo valore. Non è scritto da nessuna parte che il valore torni ad essere 100, così come non possa scendere a 15. La stessa cosa vale per le azioni.
      Mi parla di aziende. Premesso che il mestiere più difficile in assoluto è proprio fare l’imprenditore. Un imprenditore, in quanto tale, deve avere la lungimiranza di avere degli obiettivi, di sapere quando è ora di cambiare le politiche commerciali e strategiche della sua azienda. Quando qualcuno è reticente ai cambiamenti, spesso finisce nel tritacarne. La stessa cosa vale per le banche. A me non sembra normale che la maggior parte delle banche faccia il proprio conto economico vendendo polizze assicurative, commissioni sui bonifici oppure piazzando fondi comuni spesso della peggior specie.
      C’è una pubblicità di un grosso gruppo bancario che parla della banca intorno a te, la banca a fianco a te, il problema è che nei casi che sta dicendo lei la banca è finita dietro ai clienti. Lei magari era cosciente del fatto che le sue partecipazioni non le poteva vendere, le garantisco però che il 95% delle persone ha fatto questo tipo di investimento affidandosi al suo interlocutore che certamente in quel momento ha fatto gli interessi della banca e non del cliente. Anche se il cliente era la zia, la vecchietta vicina di casa o un ingenuo risparmiatore. Certo la colpa non è solo della banca, anche se io sono del parere che certi strumenti non andrebbero mai fatti sottoscrivere a certe persone, ma anche della scarsa informazione del cliente.
      Lei ancora mi tira fuori il valore di libro… Quanto valgono le azioni che lei in prima persona ha in portafoglio? Glielo dico io… Zero spaccato! Lei ha carta straccia in mano semplicemente perché domani mattina se le vuole vendere non lo può fare. E mi viene a parlare di immobili? Le posso garantire che un immobile è molto più liquido delle azioni non quotate delle banche. Se le azioni lei non può venderle, il problema non è della politica caro Emiliano. Se fosse politico vorrebbe dire che ne dovrebbero essere interessate anche le banche quotate in borsa, ma non è così. Mi spiace deluderla. Le ribadisco nuovamente che chi ha azioni di banche non quotate che non riesce a vendere deve questo fatto solo ed esclusivamente all’emittente che lo fa per il semplice fatto che in questo modo i bilanci vengono falsati ad arte. Il motivo è molto semplice. Se io banca non permetto alla gente di trattare le azioni posso riportare a bilancio l’ultimo valore di scambio che magari è avvenuto nel 2012. In questo modo la mia patrimonializzazione risulta estremamente superiore a quella reale. Se io invece consentissi lo scambio delle azioni, come le ho già scritto nell’intervento precedente, penso che tante banche andrebbero al collasso in nemmeno mezza giornata essendoci solo venditori e nessun compratore. E ne fa una questione politica?
      Io ho ampiamente condannato la politica e lo Stato per aver violato l’art. 47 della Costituzione. Io non diffondo alcun terrore, mi limito a cercare di fare bene il mio lavoro dando delle motivazioni e glielo ribadisco azioni, obbligazioni bancarie e titoli di Stato in tutte le forme non vanno acquistati e detenuti in portafoglio rispettando un sano e sacrosanto principio di diversificazione. Poi è chiaro che se lei si dovesse trasferire per vivere in un altra parte del mondo il discorso sarebbe diverso.
      Io non vengo pagato dalle banche ma solo e soltanto dal mio cliente che mi sta a cuore. Il mio cliente si aspetta il massimo dalla mia attività e questo lo percepisce da alcune testimonianze che mi sono state rilasciate e che può vedere sul mio sito. Per me una banca vale l’altra e sono un mero strumento di implementazione delle strategie finanziarie che metto in atto in accordo con il cliente.
      Bisogna liberarsi della sindrome di Stoccolma, il mondo finanziario è cambiato da un bel po’!

  15. Vorrei chiudere l’argomento solo perché è difficile parlare con lei essendo “a senso unico”.

    Io non cerco alcun giustificativo, dico solo che il problema è generale e non solo delle banche.
    Non mi piacciono le generalizzazioni.
    Lei porti degli esempi concreti di talune banche e parliamo di quelli.
    La polvere sotto il tappeto c’è sicuramente ma altrettanto sicuramente, non è così per tutte le banche. E non è sicuramente vero che veniva allargato l’affidamento a tutti e che le posizioni venissero lasciate in bonis.

    Quando dice che “ Se un immobile è stato valutato 100 dieci anni fa, ma oggi il mercato lo prezza 30 quest’ultimo è il suo valore. Non è scritto da nessuna parte che il valore torni ad essere 100, così come non possa scendere a 15. La stessa cosa vale per le azioni.” , credo che si risponda da solo.
    Il prezzo lo farà il mercato…..e quindi anche quello futuro. E quando il prezzo sarà azzerato sarà preda degli speculatori. Così tutti saremo contenti di aver contribuito ad affossare un’azienda quando invece sarebbe molto più utile contribuire a risolvere il problema.

    Sulla risposta sulle aziende, deduco che lei cataloghi come incompetenti tutti gli imprenditori falliti. Bene ….è una sua idea, ma non credo sia proprio così.

    Concordo con lei invece quando parla di reticenze ai cambiamenti, e concordo ancora di più quando afferma che non sia normale che la maggior parte delle banche faccia il proprio conto economico vendendo polizze assicurative, commissioni sui bonifici oppure piazzando fondi comuni spesso della peggior specie. Questa è una cosa terribile. Sono d’accordissimo!

    In quanto alla percentuale del 95% di clienti indotti dalla banca ad investimenti sbagliati, le posso assicurare che non è proprio così, perché sono certo che molti clienti che hanno investito in banche popolari e che ora si lamentano adducendo di essere stati truffati, hanno portafogli di svariati centinaia di migliaia di euro investiti con modalità diverse e quelle somme investite in azioni di banche popolari sono solo una minima parte.

    Certamente è vero che se le azioni di banche popolari si potessero trattare in borsa, certamente varrebbero di meno. Questo è normale.
    Ha visto quant’è il valore di libro della BPER ed a quanto viene trattata?

    Non certo colpa della banca popolare se non è possibile trattarla in borsa, ma lei sa bene che non è possibile per legge.

    In quanto al fatto che i bilanci vengano falsati ad arte ……beh questa è un’affermazione GENERICA sulla quale deve avere per forza dei riscontri certi. Diversamente non credo che la facesse.
    Dica pure …..mi faccia degli esempi …..e non mi tiri fuori MPS o le quattro banche, perchè di quelle sappiamo quasi tutto.

    Dice di avere ampiamente condannato la politica e lo Stato per aver violato l’art. 47 della Costituzione. Le dico grazie per questo e continuiamo a farlo tutti.

    In quanto alla sindrome di Stoccolma, le ribadisco che le condanne a talune banche sono il primo a farle. Ed intendo quelle dove c’è stato di tutto a danno del cliente o possessore di azioni. Le ripeto ancora una volta, non mi piace generalizzare. Mi piace trattare, analizzare e capire il problema con dati alla mano ma non colpire genericamente tutto un sistema.
    Anche perché potrei dire la stessa cosa di tutti i promotori o consulenti finanziari.
    Ma non lo faccio perché so bene che c’è del marcio ma sicuramente c’è anche del buono.

    Chiudo il discorso ma se vuole parlare con dati certi alla mano, sono sempre a disposizione.
    La saluto cordialmente

    • Emiliano, io non ho scritto che gli imprenditori falliti sono degli incompetenti. Anzi, l’imprenditore come figura umana ha il 110% della mia stima. Certamente se ci sono stati problemi, probabilmente è mancata la sensibilità di rendersene conto per tempo e questo a qualsiasi livello (amministrativo, commerciale o nella scelta dei collaboratori). Non può fare il paragone fra le azioni di banche quotate e quelle di banche non quotate. Le mele con le pere non le possiamo mischiare. In merito alla falsificazione di bilancio, mi dica lei come chiamare un’azione che mi conferisce una patrimonializzazione ad una banca che viene registrata ad un valore di 4 anni fa e non ai valori correnti. Un po’ come avere la pretesa di aver comprato all’apice della bolla immobiliare e valorizzare un immobile al massimo della sua quotazione. Non iscrivere incagli e sofferenze a bilancio con degli artifizi come la chiama?
      Sinceramente non ho molto tempo da perdere per analizzare e cercare il pelo nell’uovo nei bilanci delle banche. Il sistema a mio modesto parere è marcio. Questo non significa che non esistano delle banche ben gestite, il che comunque per l’attività che io svolgo mi interessa relativamente. Tanto per farle un parallelo, se io fossi il medico e lei il paziente e io le dicessi di andare a comprare la medicina X in farmacia, che lei vada nella farmacia A, B, o C ha poca rilevanza nel momento in cui il farmaco che io le indico non è prodotto dalla farmacia.
      La saluto e la ringrazio per il vivo dibattito, sempre disponibile a fare la sua conoscenza di persona!
      Buona serata!

  16. Salve Sig. D’Addario,

    Nel 2014 io acquistai , per ottenere un tasso più vantaggioso sul mutuo, circa 3000 euro di azioni della banca.
    ‘Oggi’ dopo aver concluso la procedura di surroga presso altro istituto ho ordinato alla banca di vendere appunto le azioni.

    Da circa 4 mesi ancora nulla 🙁 …

    In che modo potrei sollecitare la cosa ..avvocati ?

    Grazie mille,

    • Buongiorno Claudio, la ringrazio per il suo commento. Andrebbe analizzata tutta la posizione, tuttavia non essendo la cifra enorme le suggerirei di lasciar perdere perché le spese a cui andrebbe incontro non giustificherebbero l’importo del recupero. Può comunque inoltrare un reclamo alla banca che ha l’obbligo di risposta entro 90 giorni.
      Le auguro una buona serata!

  17. Salve, nel luglio 2011 su consiglio del solito impegnato ” amico” che mi vanta a i vantaggi di diventare socio della banca anche con una piccola quota, acquisto €10000 di azioni della banca non quotato ovviamente è al prezzo di €33,00. MI sono accorto che la valutazione scendeva costantemente. Ho chiesto di vendere ma mi è stato detto che non era possibile realizzare subito la vendita. Nel frattempo adesso le mi è azioni valgono €15,00 e io ho perso circa il 60% del capitale. Dire che sono incazzato è poco. Sto seriamente pensando di chiudere il mio conto corrente anche se questo comportare be un con solitamente della perdita ma tanto ho idea che non riuscirei comunque a vendere. Che schifo!

    • Buonasera Claudio, così a naso per esperienza direi che dai valori che mi ha indicato si tratterebbe della Banca Popolare di Ravenna… Giusto o sbagliata che sia la mia interpretazione non cambia comunque la sostanza. Superfluo dire che oltre che comprenderla, ho manifestato pubblicamente la mia indignazione su questo tipo di strumenti… E qualche banca non l’ha presa proprio benissimo.. Aldilà di questo il punto rimane sempre lo stesso. Perché ha fatto questo investimento? Lo ha adeguatamente compreso quando lo ha fatto? Se la risposta è si, non ha di che lamentarsi. Se la risposta è no allora la domanda diventa un’altra: perché lo ha fatto? Senza disquisire sulle motivazioni, se le rimane cliente di questa banca perché vive nella speranza che le azioni si riprendano credo debba sapere che non è necessario rimanere li. Può cambiare tranquillamente banca trasferendo il portafoglio titoli. Riguardo al consiglio dell’amico, la invito a leggere uno dei miei ultimi articoli su come evitare le fregature http://www.rdfinanza.it/investimenti-e-fregature-non-lasciarci-le-penne/
      Investire, oggi più che mai, deve essere una attività fatta con cognizione di causa. Non è necessario che lei diventi un esperto, ma deve sapere cosa e perché ha degli strumenti finanziari in portafoglio al pari della motivazione che c’è se le chiedessi il perché in casa sua ha un quadro, le sedie di quel colore o il tavolo in quella posizione.
      Diversamente è tutto frutto del caso. Ma se va bene così non ci possiamo di certo lamentare delle conseguenze qualsiasi esse siano. O no?

  18. Buongiorno,
    purtroppo anche Banca Popolare di Bari versa nelle medesime condizioni.

    Anni addietro a seguito di bei discorsi e rendimenti garantiti dalla BPB (Filiale di Rende – Cosenza), sono stato incentivato a sottoscrivere un’operazione mista obbligazioni/azioni che a dir loro avrebbero dato un rendimento sicuro, unito la fatto che a richiesta si sarebbero potuto svincolare l’intero pacchetto.

    Ebbene a distanza di qualche anno e con una ristrutturazione di casa alle spalle, ho avanzato la fatidica richiesta e il risultato ovviamente lo conoscete già. Le azioni non sono momentaneamente negoziabili.

    Però c’è da dire che i grandi Geni della filiale BPB di Rende hanno trovato la soluzione al mio problema, ovvero ?!?!!? Concessione di un finanziamento al 5,5% 🙂

    A questo punto mi verrebbe da comportarmi da bandito, ovvero accettare il finanziamento e iniziare a non pagare le rate, chiedendogli di compensare con il valore in titoli giacente sul mio conto. Purtroppo a quanto pare in Italia l’unica possibile via è questa.

    • Fabio buongiorno, la ringrazio per il suo commento. Da un punto di vista umano ha la mia massima comprensione e solidarietà per quanto le è accaduto. Da un punto di vista squisitamente tecnico purtroppo non le posso dare ragione. Tanto per iniziare deve entrare nell’ordine di idee che non esistono investimenti sicuri e garantiti. Mai, per nessuna ragione. Se vuol approfondire l’argomento la invito a leggere la guida che ho messo a disposizione dei miei lettori, scaricabile gratuitamente a questo link http://www.rdfinanza.it/investimenti-sicuri-esistono-davvero-pdf/ .
      Come secondo punto, quello che scrivo e che dico da tempo è che il risparmiatore ha uno ed un solo scudo protettivo tanto banale quanto efficace: non sottoscrivere ovvero investire mai per nessuna ragione in strumenti/prodotti che non si sono compresi fino in fondo.
      Come ultima considerazione, il suo ragionamento sul finanziamento non fa una piega l’unico problema è che si ritroverebbe oltre al danno anche la beffa. Perché per lei la controparte è unica e quindi fa un unico discorso. Per la banca invece sono due operazioni distinte e separate. Quindi se lei prende un finanziamento e poi non lo paga si prenderà tutte le conseguenze del caso (iscrizione nel registro dei cattivi pagatori, mancato accesso al credito per esigenze future, azioni legali della banca per il recupero del credito).
      Nella vita, bene o male, tutti commettiamo degli errori da cui fare esperienza ed imparare la lezione. Sicuramente se oggi le proponessero la stessa operazione non la sottoscriverebbe. Detto ciò, il suggerimento pratico che posso fornirle è quello di rivolgersi ad un avvocato che insieme ad un tecnico potrà verificare se l’operazione suggerita rispondeva al suo profilo o meno.
      In bocca al lupo!

  19. Buonasera, sono arrivato al suo interessantissimo blog perchè ho delle azioni CDC IT0001477337, società ormai liquidata… Ero convinto che con la liquidazione avessi maturato almeno una minusvalenza, invece la banca (fineco) mi scrive “in merito alla sua richiesta, la informiamo il Testo Unico delle imposte sui redditi, art. 67 DPR 917/1986, prevede la deducibilità fiscale di minusvalenza solo nel caso di cessione a titolo oneroso di
    strumenti finanziari.
    Le precisiamo che per cessione a titolo oneroso di titoli non quotati si intende come vendita a titolo oneroso tramite atto notarile.”
    Alcuni fortunati possessori di CDC, hanno venduto le azioni alla propria banca ad un prezzo forfettario di 1€ solo per permettere di maturare minusvalenze! invece Fineco mi chiede di passare da un notaio! Secondo lei c’è qualche fondamento in questa richiesta? Grazie, Nicola

    • Buonasera Nicola, la banca non è obbligata a comprare i suoi titoli. Che altre banca lo abbiano fatto è una cosa assolutamente discrezionale.
      Detto questo però, ci sono delle società che acquistano crediti o titoli inesigibili come nel suo caso ad un prezzo forfettario.
      In questo modo lei riuscirebbe perlomeno a caricare le minusvalenze maturate.
      Spero di esserle stato utile.
      Le auguro una buona serata!

  20. Salve,
    anche io ho acquistato nel 2014 azioni non quotate della Banca Popolare di Puglia e Basilicata per un totale di 5000 euro (1000 azioni). Poichè mi sono stancato di avere un deposito titoli da gestire che non mi da nessun guadagno, ma solo spese di gestione, e soprattuto di avere a che fare con questa banca, volendo rinunciare a queste azioni, è possibile decidere di cederle alla banca vendendole a zero euro? Altra domanda, eventualmente è possibile trasferire il deposito titoli su altra banca? Grazie.

    • Buonasera. La prima cosa che dovrebbe chiedersi è per quale motivo le ha comprate ma questo lo può sapere solo lei. Per rispondere alle sue domande:
      1) Ci sono delle società che acquistano le partecipazioni a un prezzo simbolico tipo 1 € in questo modo lei si libera del problema.
      2) Può aprire un conto in qualsiasi banca del territorio nazionale e trasferire completamente il dossier titoli. Non ha alcun obbligo con quella banca.
      3) La banca non le può riprendere né gratis né a pagamento. Rimane tuttavia la sua facoltà di regalarle a chi magari ne ha molte più di lei può mettere un annuncio da qualche parte e poi sentite con la banca e con un notaio come cedere la partecipazione formalmente.
      Le auguro una buona serata.

      • Ok, grazie per la risposta, comunque le posso dire che le ho comprate perchè purtroppo mi hanno detto che le potevo rivendere quando volevo e mi sono fatto abbindolare.

        • Nicola buongiorno, di questa brutta esperienza ne faccia tesoro. Si ricordi due regole base per evitare di cadere in queste situazioni negative: 1) Se non ha compreso fino in fondo rischi e caratteristiche di un investimento non lo deve fare, mai per nessuna ragione. 2) Diversifichi sempre i suoi investimenti. Come ultima cosa la invito a guardare questo mio breve video https://www.youtube.com/watch?v=VFOytqRX1kQ

          Buona giornata!

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