Torno ancora una volta a scrivere sulle azioni non quotate perché desidero innanzitutto ringraziarvi per i tantissimi messaggi, email, telefonate ricevute come incoraggiamento e stima per aver scoperchiato questo scottante argomento.
Tra le tante email ricevute qualche banca non l’ha presa bene e mi ha mandato email poco piacevoli dal tono minatorio… A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina (Giulio Andreotti).
Del resto il mio lavoro di consulente finanziario indipendente ha questi risvolti ed è la riprova che sto effettivamente facendo l’interesse del cliente.

Azioni non quotate: perché ne ho parlato?

Ho parlato di questo argomento perché in molti mi hanno contattato esponendomi il problema di essere in possesso di azioni non quotate di alcune banche ed in modo particolare di banca Carim, banca popolare Valconca, cassa di risparmio di Cesena, banca popolare di Cortona e tantissime altre. Questo particolare mi ha indotto a fare delle ricerche sull’argomento soprattutto in seguito al fallimento delle 4 banche note alle cronache e di cui ho parlato in questo post.

Come perdere il proprio patrimonio con le azioni non quotate

Azioni non quotate: perché si trovano nei portafogli?

La maggior parte delle persone se le ritrova in portafoglio per i seguenti motivi:

  1. Per averle ereditate da un familiare venuto meno a cui erano state vendute in passato come oro.
  2. Perché sono state suggerite per ottenere condizioni agevolate sul conto… (Pessima mossa, per non spendere qualche decina di euro all’anno ora ci si ritrova con della carta straccia in mano).
  3.  Suggerite dal conoscente che lavora in banca in quanto ottimo investimento essendo la banca locale.

Aldilà dei motivi per cui si è in possesso di queste azioni, lo stato dei fatti è che oggi si possiede un patrimonio (o presunto tale) non utilizzabile.

Azioni non quotate: quali soluzioni ci sono?

Purtroppo non ci sono molte soluzioni da poter scegliere se non quelle di seguire un iter legale sfruttando, in alcune situazioni, quanto ho indicato nel mio precedente post

Azioni non quotate: è possibile il rimborso?

Tuttavia occorre imparare da queste situazioni per non commettere mai più questo errore, ovvero se vi propongono le azioni della banca fatele comprare a chi ve le ha proposte! I vostri risparmi riponeteli altrove.

Azioni non quotate: al peggio non c’è mai fine!

Sarà stata senza dubbio una casualità, ma alcune settimane dopo l’uscita del mio post in cui denunciavo questo tipo di strumento, diverse banche (soprattutto quelle locali) si sono precipitate ad inviare comunicazioni a tutti gli azionisti sviolinando dati, grafici e paroloni con cui è stato difeso il loro operato… negativo! Situazioni imbarazzanti con cui si sono difesi con toni trionfalistici dei risultati a dir poco vergognosi… Ma naturalmente la colpa è sempre da ricercare all’esterno!

Ma sentite questa favoletta dei nostri giorni.
Sull’ultimo numero di Paperopoli Economia si parla dei fatti del territorio della Magnaro. Sono finite, nella nota rivista, alcune banche del circondario di Miniri, con un titolo poco rassicurante…

“Rosso per la Banca popolare della Valtonta. Domenica mattina è stato approvato il bilancio 2015 con 7,3 milioni di perdita d’esercizio, nonostante una gestione ordinaria positiva che ha portato nelle casse della banca un utile lordo di 22,1 milioni di papereuro.”

“Ma la nostra banca è quella che ha registrato le perdite minori, rispetto alle altre banche del Minirese”, ha rimarcato un esponente della banca facendo notare che altre banche come la Lacrim ha chiuso con un passivo di 37,9 milioni e Banca Malafesta con 11,9 milioni.
Robe da favola insomma…

Azioni non quotate: la proposta di RDFinanza

Sono certo, ma lo saranno anche gli azionisti, dell’operato efficiente delle banche. Il management è pagato per l’efficienza delle imprese per le quali lavorano. Però qualcosa non mi torna…

Come è possibile che gli azionisti di aziende meravigliosamente gestite non riescano a vendere le proprie partecipazioni alla luce di cotanto valore?

Mi viene da fare una domanda ai diversi presidenti, direttori generali ecc…

Quante azioni della banca che gestite avete nel vostro portafoglio? In che percentuale del patrimonio? Se credete nell’azienda che gestite, compratele voi le azioni liberando chi se le ritrova contro la sua volontà! Perché per trasparenza non mostrate a quanto ammontano le vostre partecipazioni nelle banche che gestite?

Aldilà di questo appello che cadrà con ogni probabilità nel vuoto, cari amici lettori vi ricordo che molte banche sono alla ricerca di denari freschi attraverso aumenti di capitale ed attraverso l’emissione di nuove obbligazioni (naturalmente subordinate)…
E purtroppo non è una notizia da Paperopoli Economia, ma la verità…
Non abbiate quindi alcuna esitazione: a queste proposte rispondete in modo deciso:

NO! Grazie! Compratevelo voi il vostro tesoro!

Vi invito a lasciare nei commenti le vostre esperienze sul tema.

2 Commenti

  1. Il problema è che la cosa nn si muove.ho richiamato oggi giusto per sapere l’andazzo.il direttore mi ha detto che il prossimo anno verrà introdotto un mercato parallelo dove convoglieranno tutte le azioni quindi in presenza di un mercato piu grosso sara piu facile venderle.io nn credendo a questa favoletta gli ho suggerito che deve essere la banca a comprarmele.il direttore dice che nn è possibile perche la bce e banca italia non gli consentono di utilizzare il fondo per il riacquisto delle azioni non quotate altrimenti si andrebbe ad intaccare il patrimonio della banca.bah..io vorrei vedere la circolare dove lo dice..io vedo un tunnel senza via di uscita e persi i miei soldi.

    • Buongiorno Federico, grazie ancora per il suo contributo. Sinceramente per quello che vedo nel panorama bancario italiano, la soluzione difficilmente verrà trovata soprattutto per le banche con azioni non quotate. Il motivo è abbastanza semplice ovvero che avendo dei bilanci farlocchi da un lato e delle sofferenze mal gestite dall’altro in virtù delle recenti disposizioni sul bail in a queste banche conviene polverizzare il valore delle azioni piuttosto che ingegnarsi per consentire uno scambio delle stesse. Quelle che le è stato riferito tuttavia è vero cioè che la banca non può comprare le proprie azioni direttamente (poi ci dovrebbero però spiegare perchè quando era ora di venderle la banca si è resa parte attiva nel processo di vendita e se tanto mi da tanto non erano loro che le vendevano direttamente ma offrivano al mercato le azioni di altri venditori per il processo inverso invece la banca è completamente sorda e si stringe nelle spalle). Detto questo tuttavia le ribadisco che se lei è cliente di una banca popolare può far valere quanto ho riportato nel mio precedente post http://www.rdfinanza.it/azioni-non-quotate-rimborso/ diversamente occorre valutare la situazione caso per caso. Spero di averle fornito utili spunti di riflessione.

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