Rimborso azioni non quotate

Qualche tempo fa, nel mio post “Come perdere il proprio patrimonio con le azioni non quotate” ho trattato il dramma, perchè di questo si parla come testimoniato dai numerosi commenti che mi sono arrivati, delle persone che per diversi motivi si trovano ad avere un investimento in azioni non quotate soprattutto di banche medio piccole come Banca Carim, Banca Popolare Valconca, Cassa di Risparmio di Cesena e tante altre ancora.

Azioni non quotate: sono un buon investimento?

Alcune di queste banche si sono recentemente adoperate per comunicare ai loro azionisti, tramite comunicazioni a mezzo posta, dell’eccellente stato di salute in cui si trovano arricchito da grafici che testimoniano la loro bontà e la loro solidità. Naturalmente in tali comunicazioni non sono mancati gli appunti in base al quale pur essendo meravigliosamente gestite il risultato di esercizio è negativo. Ma naturalmente la colpa non è del management delle diverse banche che si prostra e si immola per fare in modo che le loro aziende siano brillanti. La colpa è sempre degli altri ed in particolare delle banche fallite (Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti) a causa delle quali ogni banca ha dovuto versare un obolo e poi immancabilmente la colpa è degli organi di vigilanza che impongono maggiori accantonamenti per le riserve sui crediti problematici. Motivazioni queste che senz’altro hanno inciso sul risultato di esercizio ma con cui, a mio avviso, non è possibile accampare scuse per una gestione stantia, obsoleta e poco efficiente.

Azioni non quotate: è possibile venderle?

Tuttavia l’argomento di questo post non è la mia espressione personale di come vengono gestite alcune banche, bensì rendere noto ai miei lettori ed ai risparmiatori che in data 24.03.2016 con sentenza 27552/2015 il Tribunale di Napoli ha stabilito che:

“È nulla la clausola dello statuto di una banca popolare che ammette la possibilità per il consiglio di amministrazione di limitare o rinviare, in tutto o in parte, senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni del socio uscente per recesso (anche in caso di trasformazione)”.

Nella sentenza è inoltre riportato che il giudice

“..non possa in alcun modo ritenersi vincolato dalle disposizione della Banca d’Italia, soprattutto quando, come nel caso in esame, appaiano non conformi al dettato legislativo”.

Se il legislatore utilizza il concetto di “limitazione” del diritto di recesso, da questo concetto non può derivarsi la liceità di una effettiva soppressione di tale diritto, la quale si tradurrebbe in un esproprio del diritto di proprietà del socio. Inoltre, anche a voler ammettere la possibilità di espropriare al socio il diritto di decidere la liquidazione della propria quota di capitale della banca,

“occorrerebbe comunque indennizzarlo (…) sulla base del valore reale della sua quota da liquidargli nell’immediatezza”. (Tratto dal Sole 24 Ore del 29.03.2016).

Senza voler fare un dettato giurisprudenziale, da quanto stabilito dal Tribunale di Napoli, la banca non può limitare il diritto di recesso che, se esercitato, deve essere liquidato!

Azioni non quotate: se le conosci le eviti!

Sono del parere che aldilà della problematica della liquidazione delle azioni non quotate, il punto debba necessariamente essere un altro: perché ci sono questi strumenti nel portafoglio? A quale funzionalità devono o dovevano rispondere? È stato un bene o un male averli in portafoglio? Come faccio a non incorrere in questa problematica in futuro?

La risposta a questa e a tantissime altre domande su come gestire al meglio il proprio patrimonio finanziario verranno fornite nel Corso sugli investimenti finanziari che si terrà il 28.05.2016 a Rimini. I posti sono limitati, iscriviti subito per non perdere questa occasione!

22 Commenti

  1. Ciao roberto ma per fortuna che ci sei te!!ci siamo gia scritti nell’altro post in merito all’argomento e devo dirti che sono riuscito solo ad avere dopo mesi il paper di vendita delle azioni giusto per aver in mano un foglio dove dimostro che le voglio vendere tutte e che l’amministrazione della banca ne è a conoscienza.per il resto è tutto fermo.questo tuo post mi da un po di speranza ma vorrei capire piu nello specifico il dafarsi.grazie

    • Gentilissimo Federico, ti ringrazio per il commento. Bisognerebbe sollevare un reclamo nei confronti della banca ed attendere la sua risposta che deve pervenire entro 90 giorni. Una volta ottenuta la risposta, se la stessa non soddisfa la richiesta fatta, bisogna aderire ad un organismo di mediazione per provare a conciliare con la banca una soluzione. Qualora nemmeno questa procedura porti ad un soddisfacente risultato bisogna rivolgersi ad un avvocato per intraprendere una azione legale. Tuttavia ricordo a te e agli lettori che, il possesso di azioni non quotate detenute per mille e una ragione, altro non è che un punto di partenza per iniziare ad avere una gestione diversa dei propri averi per il futuro cercando di evitare degli errori e non fidarsi ciecamente di quanto propone una banca. Per ulteriori approfondimenti sono disponibile per un confronto di persona ovvero attraverso il servizio di consulenza on demand disponibile a questo link http://www.rdfinanza.it/consulenza-finanziaria-online-on-demand/

  2. Sono possessore di Azioni Banca Pololare Valconca, io e miei familiari; vogliamo vendere queste azioni a prezzo di libro, né più e né meno, non siamo soci, per quale motivo devo tenere ancora queste azioni nel mio portafoglio titoli da 20 anni quando da 3 anni non mi danno più dividendi e si rifiutano di liquidarmi azioni? Sono soldi persi allora? Sono state rifiutate fusioni nei tempi passati, ora non c’è’ l’obbligo di entrare nel mercato libero anche per banche e azioni non quotate? Io pretendo liquidazione totale…

    • Buongiorno Max, grazie per il suo commento. Comprendo la sua delusione ed la sua rabbia. Purtroppo ci sono alcune considerazioni da fare: 1) Perché lei o chi per lei, qualora le avesse ereditate, ha comprato le azioni della banca? A quale obiettivo finanziario all’interno della sua pianificazione dovevano rispondere? In che percentuale rispetto al patrimonio complessivo sono state acquistate? Ma soprattutto chi ve le ha suggerite? Nella stragrande maggioranza dei casi naturalmente le banche ed i loro dipendenti non sono immuni da colpe, ma spesso e volentieri anche i risparmiatori non sono da meno. In particolare non mi stancherò mai di ripetere ai clienti ed ai miei lettori che PRIMA DI SOTTOSCRIVERE UNA QUALSIASI INVESTIMENTO E’ OPPORTUNO COMPRENDERNE RISCHI E FUNZIONAMENTO. Se queste cose per mille ragioni non sono chiare o non si sono comprese, L’INVESTIMENTO NON DEVE ESSERE FATTO. Nel suo caso la banca avrebbe dovuto dire a lei, o chi per lei, che erano azioni non quotate, che l’emittente faceva da market maker ovvero che regolava gli scambi. C’è stata recentemente una sentenza del Tribunale di Napoli di cui ho parlato in questo post http://www.rdfinanza.it/azioni-non-quotate-rimborso/ che pone l’accento proprio su situazioni come la sua. Per non trovarsi più in questa situazione in futuro, invito a partecipare lei e gli altri lettori al corso che si terrà il 28 Maggio a Rimini http://www.rdfinanza.it/come-investire-abc-finanziario-corso-28-05-2016-rimini/ oppure qualora volesse proseguire con un rapporto di consulenza può trovare i dettagli a questo link http://www.rdfinanza.it/consulenza-finanziaria-indipendente-servizi/

  3. Buonasera direttore, ho letto i suoi articoli e i suoi commenti, che ho trovato molto illuminanti. Le racconto la mia storia: io ho ereditato, insieme a mia mamma e mia sorella, una quantità consistente di azioni non quotate di una banca popolare siciliana, la Banca Agricola Popolare di Ragusa. Non sto qui a spiegarle i motivi per cui mio padre acquistò queste azioni, secondo me si è fatto convincere dal direttore della banca, con cui all’epoca erano (secondo mio padre) buoni amici. Di fatto, all’inizio dell’avventura, era stato detto chiaramente che tali azioni si sarebbero potute rivendere in qualunque momento, per cui non c’era alcun problema. A luglio di quest’anno la banca decide di rivedere il regolamento per la compravendita di queste azioni, limitandone il numero massimo vendibile per volta, e condizionandone la vendita alla presenza di un acquirente. Noi siamo entrati ufficialmente il possesso di queste azioni in agosto (neanche a farlo apposta!!). Quindi, abbiamo reiterato frequentemente la domanda di vendita fino al mese scorso, ma non abbiamo ottenuto nulla. In pratica, ho la sensazione di aver perso i soldi. Le chiedo: con la sentenza del tribunale citata nell’articolo, la banca è tenuta a rimborsarmi le quote senza battere ciglio, oppure sarò sempre vincolato al volere della banca? Grazie

    • Gentile Gaetano, la ringrazio per il suo commento. Il primo passaggio è esporre formale reclamo alla banca che ha l’obbligo di risposta entro 90 giorni dalla ricezione della segnalazione. Una volta ottenuta una risposta scritta, qualora non fosse soddisfatto della risposta, è necessario rivolgersi ad un legale che si occupa di diritto bancario al fine di valutare le azioni da intraprendere con la banca facendo forza e leva su quanto stabilito dalla sentenza citata nel mio articolo. Non è una situazione semplice in nessun caso. Occorre fare valutazioni caso per caso. Spero di averle fornito un utile spunto operativo. Le auguro una buona serata.

  4. Gent.mo Roberto,
    Ho letto questo articolo con molto interesse in quanto sto cercando una soluzione in merito ad una situazione che va avanti ormai da più di 20 anni (ovvero da quando c’erano ancora le nostre Lire).
    Premetto che non me ne intendo per nulla di finanza ma all’epoca mi sono fatta convincere ad acquistare delle azioni di una piccola banca nel Friuli, chiaramente non quotata, in quanto era in previsione un assorbimento da parte di una banca tedesca. Purtroppo non è accaduto nulla e le mie azioni i sono rimaste per anni ferme anche perché vivevo all’estero e non me ne sono occupata.
    Ora avrei esigenza di venderle ma chiaramente non mi danno alcuna alternativa e sono molto scoraggianti.
    Vorrei chiederti se puoi consigliarmi sul da farsi, sempre ci sia qualcosa che possa fare.
    Ti ringrazio per la cortese attenzione e scusa per il mio scarso gergo finanziario.
    Cordialmente
    Camilla

    • Camilla buongiorno, grazie per il suo commento. Bisognerebbe vedere la situazioni nello specifico. Tuttavia a grandi linee è necessario manifestare la propria volontà di vendita delle azioni alla banca. In caso di risposta negativa bisogna inoltrare un reclamo a cui la banca deve rispondere per legge entro 90 giorni. Se la risposta non è soddisfacente a quel punto diventa una questione legale ed è quindi necessario rivolgersi ad un avvocato che sia specializzato in diritto bancario per tutte le verifiche del caso. Tuttavia va comunque considerato il rapporto costi benefici, intendo dire che per poche migliaia di euro l’operazione potrebbe rivelarsi non ottimale. In alcune parti d’italia si sono costituiti dei comitati di piccoli azionisti con lo scopo di risolvere queste problematiche, in questo caso potrebbe essere più interessante agire collettivamente poiché i costi verrebbero distribuiti. Per le volte future, la invito a leggere quest’altro articolo http://www.rdfinanza.it/investimenti-e-fregature-non-lasciarci-le-penne/
      Buona giornata,
      RD

  5. Gentilissimo Roberto
    Grazie infinite per la pronta e cortese risposta.
    Seguirò senz’altro i consigli e leggerò, sempre con molto interesse, l’articolo segnalato.
    Buon proseguimento di lavoro.
    Un cordiale saluto
    Camilla

  6. Carissimo Direttore,
    ho appena letto il suo interessante articolo e vorrei avere un consiglio da lei.
    Le spiego brevemente i fatti: anni fa, per concedermi un piccolo finanziamento, la Banca Popolare di Bari mi propose (per agevolare il prestito) di aprire un conto e di acquistare azioni dellla banca (mille euro). Cosi feci.
    Oggi, a distanza di anni e con il finanziamento estinto, mi sono recato in banca per chiudere il conto, ma mi hannno risposto che non posso perchè ho questi titoli. Ho detto loro di volerli vendere, ma la loro risposta è stata che la banca non può comprarli e che quindi devono essere messi sul mercato. Ovviamente in questo periodo chi vuole che acquisti titoli (della Banca Popolare di Bari per giunta).
    Cosicchè, ho preso un’altra decisione: rifiutare i titoli, come dire ve li regalo basta che chiudete il conto. E qui l’ennesima sorpresa: mi hanno detto che non posso!!!!
    Morale della favola, mi sento ingabbiato tra banca e titoli che, cosa incredibile, non posso neanche rifiutare!!!!
    Mi da qualche consiglio su come poterne uscire o comunque come potermi comportare?!?
    La ringrazio per la disponibilità fin da adesso.
    Cordiali saluti.

    • Buonasera, come ho risposto in un commento precedente lei può innanzitutto aprire un nuovo conto presso altra banca per poi fare un trasferimento titoli. In questo modo chiude il conto presso questa banca. Poi una volta che ha i titoli sul nuovo conto può contattare una di quelle strutture che compra titoli di credito/debito o partecipazioni anche se inesigibili ad un prezzo simbolico. In questo modo lei realizza una minusvalenza che può essere portata in compensazione.
      Le auguro una buona serata!

  7. Egregio dottor Roberto,

    noto con piacere la presenza di un “forum” riguardante la delicata questione delle azioni non quotate.

    Purtroppo, nel mio caso, o meglio, nel caso di mia madre, si ritrova un portafoglio composto per oltre l’80% dalle azioni della Banca Popolare Pugliese.

    Dopo aver manifestato la volontà di vendere (nulla di scritto), aver esposto formale reclamo alla direzione centrale (come consigliato dalla filiale) e dopo essere stata prontamente ricevuta per tutte le delucidazioni del caso, mia madre, si ritrova ancora con le azioni in portafoglio.

    La signora ha esposto, inoltre, la grave situazione nella quale versa (perdita del posto di lavoro, mancanza di reddito, separazione dal marito e problemi di salute) e si ritrova, nonostante ciò, impossibilità nell’usare i propri soldi.

    Su gentile consiglio di un consulente finanziario, mia madre aveva anche chiesto durante l’incontro con la direzione di BPP, se la sua situazione può essere considerata tale da “costringere” la banca ad usare il fondo di liquidità di cui dispone, per il riacquisto delle azioni dei clienti.

    La risposta è stata che, per poter “attivare” il fondo di liquidità, i clienti devono disporre di alcuni requisiti particolari.

    Ecco, io le scrivo per conto di mia madre, perchè vorrei sapere quali sono i requisiti che un socio azionista deve disporre affinchè gli venga riconosciuta tale procedura di riacquisto.

    In definitiva, sono qui a chiederle come posso aiutare mia madre ad uscire da questa situazione che ha del surreale, oltre che drammatico, se consideriamo il contesto della persona in questione.

    Grazie per la disponibilità.

    Sinceramente, Daniele.

    • Buonasera Daniele,
      come le anche risposto in privato la sua banca le ha fornito una risposta errata.
      Tanto per cominciare può provvedere al trasferimento tioli presso altra banca dando luogo alla chiusura del suo conto presso la popolare pugliese.
      Seconda questione può cercare una delle società che compra i crediti/titoli inesigibili ad un prezzo simbolico in modo che lei possa maturare in questo modo delle minusvalenze che poi può portare in compensazione.
      Spero di esserle stato utile! Buona serata!

      • Gentile Roberto,

        a dire il vero non ho ricevuto messaggio privato, più tardi proverò a controllare meglio.

        Comunque sia, le volevo chiedere:

        – su cosa, in particolare, l’istituto di credito si sbaglia?;

        – che fine fanno le azioni nel momento in cui viene chiuso il rapporto contrattuale con la banca stessa? verranno trasferite presso il nuovo conto? Se sì, a quale prezzo?;

        – saprebbe indicarmi società specializzate nella compravendita di crediti/titoli inesigibili?.

        Riguardo l’ultimo punto, ci terrei a ricordarle che mia madre non è assolutamente interessata a ricevere un prezzo “simbolico” nè tantomeno a ricevere minusvalenze da portare in compensazione. Una compensazione tra l’altro inutile, visto e considerato che, come le accennavo nell’altro post, l’80% del suo portafoglio corrisponde anche all’80% del suo patrimonio.
        Nel ringraziarla della sua disponibilità, le porgo i miei più distinti saluti. Daniele.

        • 1) Il trasferimento titoli non è a titolo oneroso. Il prezzo di carico sarà quello di acquisto nella vecchia banca.
          2) Può fare una ricerca sul web, non conoscendo la sua situazione non posso fornirle suggerimenti personalizzati.

          Dunque se non riesce a vendere le azioni, se non è disponibile ad un prezzo simbolico non le resta che seguire la via legale a maggior ragione se l’ammontare in azioni non quotate corrisponde all’80% del patrimonio cosa assolutamente errata da ogni punto di vista.

          Buona serata!

  8. Buon giorno sig Addario,

    mi aveva gia risposto in un commento su un altro suo articolo, sconsilgiandomi la via legale per 3000 euro di azioni non quotate… ma ne ho bisogno, e le risposte della banca mi fanno veramente arrabbiare…

    mi puo consigliare la prossima mossa?

    Nel caso in cui serva scrivere una lettera di reclamo o altro puo darmi una bozza?

    Ecco cosa mi scrivomo dal reparto legale:

    Oggetto: vendita azioni BPrM.

    In riferimento alla Sua mail del 25/11/2016 si specifica che le azioni della Banca della Provincia di Macerata SpA, sono strumenti finanziari non quotati in mercati regolamentati e pertanto per essere alienati devono necessariamente incontrarsi con una corrispondente offerta di acquisto. Per tale ragione e per i1 fatto che la Banca non puo, per legge e per Statuto (non essendo stato finora possibile costituire un fondo specifico), procedere al loro riacquisto, potrebbero verificarsi difficolta di disinvestimento.

    BPrM spa, anche se non obbligata e a mero titolo di servizio per i propri clienti, provvede solamente a mettere in contatto gli eventuali acquirenti con tutti coloro che hanno manifestato interesse a vendere le proprie azioni, senza peraltro compiere alcuna attivita di gestione ed archiviazione delle eventuali operazioni di trasferimento.

    Pertanto la Banca non si assume, né potrebbe assumere, alcun impegno relativamente ai tempi di esecuzione in quanto essi dipendono unicamente dalla disponibilita di altri soggetti interessati a1l’acquisto delle azioni alle condizioni da Lei indicate.

    Resta ovviamente salva la possibilita di vendita diretta senza tramite della Banca, alla quale andra trasmesso atto pubblico o scrittura privata autenticata di vendita ai fini del1’annotazione di trasferimento a1 Registro delle Imprese e nei registri contabili.

    Distinti saluti.

LASCIA UN COMMENTO