I.P.O. - Initial Public Offering

Azioni. Ogni tanto si affaccia una nuova azienda che si quota con una I.P.O.

Che cos’è una I.P.O.?

Il termine Ipo deriva dall’inglese e sta per Initial Public Offering ovvero offerta pubblica iniziale. Quando ci sono questi eventi siamo un po’ caldeggiati dalle pubblicità televisive e dai giornali e si ha quasi sempre l’impressione che si tratti di una buona azione e di una offerta imperdibile. Ma è realmente così?

Perché un’azienda decide di offrire le proprie azioni al mercato?

Azioni IPO
Ipo ovvero Initial Public Offering (offerta pubblica iniziale). Sono davvero offerte vantaggiose a livello finanziario?

Quando un’azienda si avvicina alla quotazione non è disponibile naturalmente un andamento storico del titolo. Quindi l’unica arma in nostro favore per valutare o meno la bontà dell’investimento è l’ultimo bilancio disponibile da cui estrapolare qualche dato di nostro interesse (livello di debito, volume degli affari, utili, ecc…).

Personalmente credo poco in questo genere di eventi perché le I.P.O. vengono fatte per due motivi:

  1. per sostenere lo sviluppo e la crescita di una azienda;

  2. per liquidare le posizioni o parti di esse del proprietario o dei       proprietari.

Naturalmente prevalgono in larga misura queste ultime motivazioni (tanto per fare qualche esempio recentemente banca Fineco, il cui azionista di riferimento è banca Unicredit, è stata quotata sul mercato. Il motivo trova le sue ragioni nel fatto che Unicredit non ha avuto gli ultimi esercizi brillanti e quindi l’azienda aveva necessità di reperire nuova liquidità.. Quale migliore occasione di offrire al mercato azioni della sua controllata?).

Ma riprendiamo il nostro ragionamento. Allora se le azioni vengono messe sul mercato la maggior parte delle volte per monetizzare la posizione dell’azionista di riferimento, ne consegue il fatto che quest’ultimo vuole realizzare il massimo possibile e quindi di conseguenza

le azioni arrivano sul mercato a prezzi gonfiati
e tutt’altro che vantaggiosi.

Altra considerazione da fare è:

se la mia azienda produce utili e non ha problemi, perché condividerla con il mercato?

Quindi la naturale considerazione è che si divide il passivo con il mercato ma non gli utili. Provate a pensare a due colossi dell’industria italiana particolarmente floridi come Barilla e Ferrero… Sono forse quotate queste aziende?

Con tutte queste considerazioni non voglio dire che non bisogna aderire alle IPO, così come è molto probabile che se la richiesta è stata superiore all’offerta il titolo nei giorni immediatamente successivi alla sua quotazione probabilmente salirà, ma il tutto si riduce quindi ad una semplice scommessa può andare bene come andare male.

Alla fine ciò che cambia è sempre il motivo per cui decidiamo di fare o non fare certe operazioni e quindi di scegliere perché investire sul quel titolo o perché non farlo.

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